Il Tirreno

Pontedera

La prima donna, la villa dimenticata il grande Maestro

Francesca Suggi
La prima donna, la villa dimenticata il grande Maestro

Marta Abba acquistò la tenuta negli 1963 e ci abitò per 20 anni. Quasi 600 le lettere spedite da Pirandello alla sua musa ispiratrice

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FAUGLIA. Portoni e finestre chiuse. Nessuno si affaccia più da anni dalla torretta. A mo' di fantasma liberty è muta testimone di quel tesoro di carta e china firmato dal Maestro, custudito per più di vent'anni nella villa. In una stanza segreta. «Teneva le lettere dentro ad un baule nella fattoria. Solo lei ci poteva entrare. Prima di morire donò tutto all'università di Princeton nel New Jersey», aveva avvertito tutti i suoi lavoranti Marta Abba con il suo fare esuberante e scorbutico al tempo stesso. Lo sapevano la guardarobiera, il fattore, la stiratrice, le domestiche: guai a varcare quella soglia. Guai a profanare quella passione scritta a mano che la prima donna del teatro pirandelliano amava ripercorrere da sola, davanti al camino di marmo della sala. Magari recitando.

 Lei, la musa ispiratrice del grande scrittore. Lui Luigi Pirandello e un sogno d'amore impossibile che rivive solo nei ricordi di villa Trovarsi.
 Così si chiama una delle nove commedie che il grande dedicò alla Abba, ed è anche il nome che la diva dette alla fattoria liberty di Poggio alla Farnia, a pochi chilometri dal centro di Fauglia, quando nel 1963 ne diventò proprietaria all'età di 63 anni.

 Da Broadway a Fauglia. Basta un'occhiata al paesaggio per capire cosa spinse l'esuberante artista nata a Milano nel 1900, a rifugiarsi nel paesello, paradiso di calma e intimità, dopo aver calcato le frenetiche scene di Broadway. «Si vede che aveva sposato un americano. Quando accompagnavo lei e la sorella Cele al supermercato comperavano sempre tante scatolette, per loro e per i cani», i ricordi di Renato Benedetti sono ancora lucidi. Nel'68, per 8 mesi lui è stato il fattore della tenuta. «Ci stabilimmo con la mia famiglia nei locali della fattoria». Un edificio ottocentesco con le sue 20 stanze affrescate, impreziosite da mosaici, quadri antichi e foto...tante foto di Pirandello. Apparteneva in principio ai Del Corda, poi acquistato dai livornesi Conti, imprenditori nell'industria del sapone. Con il matrimonio di Cesira con Antonio Filicchi, la fattoria rimase a questi nobili anche loro di Livorno fino alla cessione alla Abba.

 Un amore impossibile. Non varcò mai la soglia faugliese Pirandello - è morto nel 1936 -, ma galeotto fu quell'incrocio di sguardi con l'attrice al teatro Odoscalchi di Roma nel 1925 dove il Maestro - come lo chiamava lei - era il regista di un dramma di Bontempelli. Da allora una pioggia di lettere arrivarono all'indirizzo faugliese. Un epistolario di circa 560 pagine che la prima donna custodiva gelosamente senza mai condividerle. Amore platonico o passione travolgente? «L'amore più bello è quello non consumato e impossibile, diceva le poche volte che parlava del maestro», racconta la guardarobiera. Di sicuro l'attrice fu un proiettile nella vita di Pirandello - anche lui sposato e con figli - che le dedicò ben 9 capolavori e diventò la prima attrice del suo Teatro d'arte di Roma.

 La scuola di recitazione nel granaio. C'era anche questo nella villa. Nei locali annessi della fattoria, la Abba aveva allestito un palco e messo due tendono. «Fu utilizzato pochissimo.Non riuscì ad avere i permessi», dicono i ben informati. La prima donna, comunque, organizzava in villa monologhi a cui invitava amici ed artisti. Infilava gli abiti di scena per queste occasioni. Amava stupire, come sul palco. «La sua vita era il teatro: recitava anche nel quotidiano», continua la guardarobiera.

 Poco feeling col paese. In paese soprattutto i nonni ben ricordano il suo fare da diva, a volte eclettica, spesso scontrosa e burbera. «Voleva trasformare tutte le case coloniche là vicino in un centro dedicato a Pirandello. Poi sparì», racconta la vicina di casa Vittoria Kienerk, figlia dell'artista post macchiaiolo Giorgio Kienerk.
 Di fatto dette vita ad un piccolo centro pirandelliano ma durò poco poco.

 Oggi? Qualcuno pensava che l'edificio appartenesse ancora agli scozzesi Wilson. In realtà la villa è di un imprenditore livornese nell'ambito dei cavalli da corsa che ne farà la sua prossima dimora. Inghiottendo un passato illustre che meriterebbe più interesse da parte di tutti.

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