Il Tirreno

Pontedera

Quei cavi deturpano la storia

Elena Bizzotto
Quei cavi deturpano la storia

Asfalto, fili elettrici e del telefono alla rinfusa tra i vicoli così Sassa perde il fascino dei suoi mille anni di vita  

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MONTECATINI VdC. La Sassa, un piccolo ma originale borgo dimenticato e dalla vista impagabile è avvolto da cavi e fili dell'elettricità e sommerso da un asfalto denso e scuro. Per arrivarci bisogna fare attenzione a non perdersi visto la scarsa segnaletica stradale. L'impresa però non è impossibile: basta seguire la direzione per Casino di Terra, svoltare all'incrocio per Canneto e poi seguire le indicazioni, sulla destra, per Sassa. Mille curve tortuose in salita, pochissimi posti parcheggio, ma ne vale la pena. Dopo pochi passi si scopre, sulla cima di una collina, una bellezza dimenticata. Un suggestivo borgo medioevale arroccato sullo sprone di un colle, che si affaccia a est sulla valle del torrente Sterza. Dalla sommità del "Poggio al Pruno", si guarda verso il mare e si può ammirare un panorama immenso, dominante gran parte dell'Arcipelago toscano e dai cui piedi inizia il famoso viale dei cipressi che da Bolgheri va a San Guido, cantato da Carducci.

Oggi il borgo presenta ancora le sue antiche strutture architettoniche, sovrastate da un massiccio torrione che forse costituiva il mastio dell'antica rocca. E stato un lettore a segnalare questo gioiello da salvare. Queste le parole scritte sulla lettera: {Poche persone vi abitano, 70, forse 80 che triplicano in pieno agosto quando la festa del paese fa tornare nelle antiche case figli e nipoti di autentici sassetani. L'atmosfera surreale che questo piccolo centro emana non la può cogliere il viaggiatore fugace. Per capire il paese occorre viverlo il giorno, la notte, l'alba e il tramonto. La Sassa è il luogo ideale per ritrovare se stessi e scoprirsi in armonia con la natura. Unico, autentico piccolo gioiello che chiede ai suoi abitanti, alle società di servizi, alle amministrazioni locali di impegnarsi a farlo migliorare}. Infatti, basta poco per farsi coinvolgere dalla magia del posto, dove il tempo sembra fermarsi, che non sembra, in alcune zone, giustamente valorizzato. Purtroppo in molti angoli il borgo sembra trascurato, in particolare proprio nella parte più interessante dal punto di vista storico, intorno alla chiesa di San Martino, che si trova nel punto più alto e centrale del borgo.

Come spiega l'autore della lettera segnalatrice: {Ci sono abitazioni con le facciate ad intonaco e con gli infissi in plastica o in alluminio, le strade e i vicoli sono ricoperti da un pesante e scuro asfalto, i cavi Telecom ed Enel si lanciano di palazzo in palazzo senza mostrare alcun rispetto per l'antica eleganza}. I punti panoramici sono molti, e non mancano edifici ricchi di storia da vedere, visitare e apprezzare. Già prima di arrivare in paese si scorge la chiesa di San Martino a Sassa, di origine medioevale. La chiesa porta il segno di varie modifiche delle diverse epoche di cui è stata spettatrice. La parte più antica è costruita con pietra arenaria di colore grigio scuro, ben squadrata. Sopra la porta sono murate quattro pietre decorate con semplici ornamenti in stile romanico. L'edificio ha subito una profonda modifica nel decennio 1780-1790 con l'apertura di una seconda abside rivolta verso sud che oggi ospita l'altare maggiore e che ha cambiato l'orientamento della chiesa.

Con tetto a campana e soffitto a capriate, l'interno a un'unica navata conserva, a destra della nuova abside, il vecchio fonte battesimale in marmo rosso, proveniente dalla pieve di Caselle e qui trasportato nel secolo 500. Facendo due passi per le vie intorno alla chiesa si scopre un altro piccolo tesoro nascosto, l'oratorio del redentore. Costruito nel secolo XVII, conserva al suo interno la statua coeva in terracotta dipinta del Redentore. Si racconta che la statua fu trovata nel bosco da alcuni cacciatori, che la staccarono dalla pietra in cui si trovava e la portarono a Casale Marittimo. La statua però fuggì e ritornò nel bosco. Saputo ciò, gli abitanti della Sassa partirono in processione per recuperarla e la posero col suo piedistallo nell'oratorio. In seguito ebbero luogo diversi prodigi. In particolare gli abitanti si rivolgevano alla statua per invocare la pioggia in tempo di siccità e in occasione di altre calamità naturali. I loro desideri venivano sempre ascoltati e prontamente esauditi.

Non serve molto per capire che i "sassetani" sono molto legati alla loro piccola realtà, che vivono in modo sereno e tranquillo. Se ci si aggira per le vie del borgo all'ora di cena sembra essere in un paese fantasma, ci sono soltanto voci, luci e profumi di chi sembra non aver dimenticato cosa significhi stare a tavola a mangiare, al di fuori dal mondo stressante delle metropoli in cui un panino al volo sembra un lusso. Solo una donna anziana, un turista e un camionista si aggirano per le strade, frettolosi, magari coscienti del ritardo per cena.

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