Sicurezza
Da quella terrazza sul cortile la storia del paese
Guido Bini
Bifore, merli e torrioni custodiscono i segreti del Castel Tonini di Buti
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BUTI. Dal Medioevo alla famiglia Tonini. Da crocevia di dame e cavalieri a quella terrazza dai segreti millenari. Storie e misteri di Buti si intravedono dalle finestre a bifora di quel che resta del Castel Tonini che a mo'di sentinella veglia sulle sorti del borgo. Del suo recupero si parla ormai da anni. Da quando la famiglia Ferragamo lo cedette al Comune. Era il 1981. Ebbene, da allora si sono succeduti solo vani tentativi, idee discutibili e progetti ambiziosi caduti nel vuoto, più alcune opere di consolidamento che, per quanto indispensabili, oggi appaiono più come uno scempio. Negli ultimi anni, infine, si è fatta largo l'idea che al recupero del castello, simbolo di Buti, è legato indissolubilmente il futuro sviluppo turistico del paese. Una linea di pensiero che, fortemente sostenuta dall'attuale amministrazione, da un lato fa ben sperare, dall'altro fa molto discutere.
Castel Tonini è quel che rimane dei tanti castelli che animarono Buti in epoca medievale, quando il paese era importante crocevia di commerci (e guerre) tra Firenze, Pisa e Lucca. Della fortificazione originaria rimane bene poco, solo parte delle mura e la torre di avvistamento, mentre gli interni raccontano un forte degrado, dovuto a interventi spesso scriteriati nonché ad anni di abbandono. Non ci sono affreschi. I locali, ritagliati nel tempo sui cinque piani sfalsati, non restituiscono organicità alcuna. I piani superiori sono i più disastrati, consolidati a metà con gettate di cemento e mattoni che non rendono merito alcuno al pregio storico del manufatto. Tra gli obbrobri più eclatanti, ben noto ai butesi, la pensilina in mattoni costruita in cima alla torre, visibile anche dalla piazza. Per quel che riguarda gli impianti, infine, dove presenti sono da rifare, e i servizi igienici mancano del tutto.
E' soprattutto per questo motivo, per il caos interno, che il recupero del castello si fa tremendamente complesso e oneroso. Qualunque sia il suo futuro utilizzo, questo il punto, è necessario un intervento capillare, da cima a fondo; e fatti i conti, i costi di intervento non potranno mai essere ammortizzati con il solo riutilizzo della struttura. La rimessa a nuovo di Castel Tonini, secondo l'amministrazione comunale, è stimabile attorno ai cinque milioni di euro. La via intrapresa è quella del project financing, perorata in primis dall'assessore ai lavori pubblici Michele Parenti. Per favorire l'intervento di un privato, il Comune ha messo sul piatto un pacchetto di opere che comprende, oltre la trasformazione del castello in albergo, la costruzione di abitazioni al posto del campo sportivo e nuovi impianti sportivi in località Riaccio. Fatto è che scaduto il bando, fra incredulità, stupore, timore e soddisfazione, sul tavolo dell'assessore aveva fatto la comparsa un'offerta, un'unica offerta, di un imprenditore disposto a cimentarsi con un affare da oltre sei milioni di euro.
Un imprenditore certo coraggioso, il cui nome viene al momento mantenuto in gran segreto, in attesa che la commissione tecnica dia il giudizio sulla validità dell'offerta. La notizia che finalmente potrebbe essere la volta buona, fa stare col fiato sospeso e anima le discussioni. Anche perché Castel Tonini, col tempo, oltre che simbolo è diventato la casa di tutti i butesi. In attesa della ristrutturazione, e nonostante l'inagibilità di molti locali, negli ultimi anni a Castel Tonini è stato fatto di tutto. Ancora oggi molte associazioni vi hanno dimora. Al piano terra, su via Marianini, è attivo un circolo, che apre al pomeriggio e a volte la sera. Al primo piano ha la sede la contrada San Rocco, che non lesina in cene e riunioni, e alcune stanze sono usate da varie associazioni come magazzini o sale prova, per spettacoli musicali e teatrali. Dalla cima della torre, poi, in occasione di ogni festa vengono sparati i fuochi artificiali.
La storia di Castel Tonini si arricchisce così di un nuovo capitolo, nella speranza che possa continuare ancora a lungo. Un castello che deve il suo nome alla famiglia che a metà del 1600, finito il periodo delle guerre, lo volle trasformare in dimora di prestigio, funzione alla quale è rimasto fedele nei secoli, fino al tracollo finale. Tanti sono stati i proprietari che si sono succeduti, altrettanti sono stati gli interventi che ne hanno modificato l'aspetto. Il più invadente, ma forse anche il più rispettoso, l'intervento registratosi agli inizi del'900, che ha portato alla creazione dell'elegante terrazza, arricchita da bifore e sormontata da una nuova merlatura, che si affaccia magistralmente sulla piazza di Buti. Da quella terrazza, chissà se molto presto molto presto, turisti e butesi potranno sorseggiare un piacevole aperitivo, e brindare assieme alla rinascita di Castel Tonini.
Castel Tonini è quel che rimane dei tanti castelli che animarono Buti in epoca medievale, quando il paese era importante crocevia di commerci (e guerre) tra Firenze, Pisa e Lucca. Della fortificazione originaria rimane bene poco, solo parte delle mura e la torre di avvistamento, mentre gli interni raccontano un forte degrado, dovuto a interventi spesso scriteriati nonché ad anni di abbandono. Non ci sono affreschi. I locali, ritagliati nel tempo sui cinque piani sfalsati, non restituiscono organicità alcuna. I piani superiori sono i più disastrati, consolidati a metà con gettate di cemento e mattoni che non rendono merito alcuno al pregio storico del manufatto. Tra gli obbrobri più eclatanti, ben noto ai butesi, la pensilina in mattoni costruita in cima alla torre, visibile anche dalla piazza. Per quel che riguarda gli impianti, infine, dove presenti sono da rifare, e i servizi igienici mancano del tutto.
E' soprattutto per questo motivo, per il caos interno, che il recupero del castello si fa tremendamente complesso e oneroso. Qualunque sia il suo futuro utilizzo, questo il punto, è necessario un intervento capillare, da cima a fondo; e fatti i conti, i costi di intervento non potranno mai essere ammortizzati con il solo riutilizzo della struttura. La rimessa a nuovo di Castel Tonini, secondo l'amministrazione comunale, è stimabile attorno ai cinque milioni di euro. La via intrapresa è quella del project financing, perorata in primis dall'assessore ai lavori pubblici Michele Parenti. Per favorire l'intervento di un privato, il Comune ha messo sul piatto un pacchetto di opere che comprende, oltre la trasformazione del castello in albergo, la costruzione di abitazioni al posto del campo sportivo e nuovi impianti sportivi in località Riaccio. Fatto è che scaduto il bando, fra incredulità, stupore, timore e soddisfazione, sul tavolo dell'assessore aveva fatto la comparsa un'offerta, un'unica offerta, di un imprenditore disposto a cimentarsi con un affare da oltre sei milioni di euro.
Un imprenditore certo coraggioso, il cui nome viene al momento mantenuto in gran segreto, in attesa che la commissione tecnica dia il giudizio sulla validità dell'offerta. La notizia che finalmente potrebbe essere la volta buona, fa stare col fiato sospeso e anima le discussioni. Anche perché Castel Tonini, col tempo, oltre che simbolo è diventato la casa di tutti i butesi. In attesa della ristrutturazione, e nonostante l'inagibilità di molti locali, negli ultimi anni a Castel Tonini è stato fatto di tutto. Ancora oggi molte associazioni vi hanno dimora. Al piano terra, su via Marianini, è attivo un circolo, che apre al pomeriggio e a volte la sera. Al primo piano ha la sede la contrada San Rocco, che non lesina in cene e riunioni, e alcune stanze sono usate da varie associazioni come magazzini o sale prova, per spettacoli musicali e teatrali. Dalla cima della torre, poi, in occasione di ogni festa vengono sparati i fuochi artificiali.
La storia di Castel Tonini si arricchisce così di un nuovo capitolo, nella speranza che possa continuare ancora a lungo. Un castello che deve il suo nome alla famiglia che a metà del 1600, finito il periodo delle guerre, lo volle trasformare in dimora di prestigio, funzione alla quale è rimasto fedele nei secoli, fino al tracollo finale. Tanti sono stati i proprietari che si sono succeduti, altrettanti sono stati gli interventi che ne hanno modificato l'aspetto. Il più invadente, ma forse anche il più rispettoso, l'intervento registratosi agli inizi del'900, che ha portato alla creazione dell'elegante terrazza, arricchita da bifore e sormontata da una nuova merlatura, che si affaccia magistralmente sulla piazza di Buti. Da quella terrazza, chissà se molto presto molto presto, turisti e butesi potranno sorseggiare un piacevole aperitivo, e brindare assieme alla rinascita di Castel Tonini.
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