Sicurezza
Un tesoro medievale carico di storia
Francesco Turchi
La villa di Grecciano: fino al dopoguerra possedeva oltre 50 poderi
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GRECCIANO. Un tesoro medievale carico di fascino e di storia. Origini svelate da una lapide murata su una parete, scritta in un latino "tardo" e pieno di abbreviazioni. La traduzione non è semplice, ma l'epoca della sua costruzione si capisce, così come altre notizie sull'antico sito. La villa-fattoria di Grecciano è un tesoro privato, nelle mani di una famiglia di Chiesina Uzzanese, che al momento la utilizza per le proprie attività agricole e che in futuro la convertirà in struttura ricettiva. C'è ancora la chiesa, con l'altare realizzato in marmi policromi, un quadro della Madonna col Bambino, il confessionale in marmo bianco di Carrara; e ci sono ancora i silos e le stalle; e ancora, i due sovrapassaggi chiusi che collegavano la villa coi magazzini, senza passare dall'esterno. «Dalle ricerche effettuate dal vecchio parroco di Valtriano, don Pieri - scrivono Paola Stefania Caforio e Massimo Lenzi - si apprende che intorno all'anno 900 dc, la fattoria di Grecciano, fondata in quegli anni, aveva inglobato numerosissimi poderi ed era la più estesa della zona».
Grecciano, inizialmente sotto le dipendenze di Sant'Ermo all'Orto e di San Michele della Verruca, fu poi dato in "enfiteusi" (una specie di affitto) al signor Paolo della famiglia Medici (forse un ramo dal quale poi derivò la prestigiosa famiglia dei granduchi di Toscana. Nel corso dei secoli la fattoria ha avuto svariati proprietari, prima di arrivare a quelli attuali. Dal signor Paolo, che non aveva discendenti, la tenuta divenne "predio", rinnovabile annualmente, dell'arcivescovo di Pisa e nel dicembre 1643 divenne proprietà del Foro Arcivescovile pisano. In quello stesso anno, sempre secondo le notizie riportate da don Pieri, la fattoria sarebbe stata data, forse "in commenda" di nuovo a un membro della famiglia Medici; in seguito ha avuto numerosi, illustri proprietari, quali i Mansi, gli Scotto e i principi Corsini. E si arriva così al XX secolo. La fattoria, almeno fino al secondo Dopoguerra, aveva un'estensione immensa, composta da ben 50 poderi, nei quali si producevano soprattutto grano, fiero e foraggio per il bestiame, che in questi terreni veniva allevato in grande quantità.
A partire dall'inizio del secolo scorso, la villa e il vasto terreno annesso ospitano famiglie di prestigio come i livornesi Rosselli, quella del noto sciatore Colò, i signori Bellora, che possedevano un'importante industria tessile; e ancora, i signori Cincinnai, i pugliesi Petrilli, con quest'ultimi che dopo averla tenuta per poco tempo la cedettero ai veronesi Mugoni, dai quali è poi passata ai Puccinelli, attuali proprietari.
Grecciano, inizialmente sotto le dipendenze di Sant'Ermo all'Orto e di San Michele della Verruca, fu poi dato in "enfiteusi" (una specie di affitto) al signor Paolo della famiglia Medici (forse un ramo dal quale poi derivò la prestigiosa famiglia dei granduchi di Toscana. Nel corso dei secoli la fattoria ha avuto svariati proprietari, prima di arrivare a quelli attuali. Dal signor Paolo, che non aveva discendenti, la tenuta divenne "predio", rinnovabile annualmente, dell'arcivescovo di Pisa e nel dicembre 1643 divenne proprietà del Foro Arcivescovile pisano. In quello stesso anno, sempre secondo le notizie riportate da don Pieri, la fattoria sarebbe stata data, forse "in commenda" di nuovo a un membro della famiglia Medici; in seguito ha avuto numerosi, illustri proprietari, quali i Mansi, gli Scotto e i principi Corsini. E si arriva così al XX secolo. La fattoria, almeno fino al secondo Dopoguerra, aveva un'estensione immensa, composta da ben 50 poderi, nei quali si producevano soprattutto grano, fiero e foraggio per il bestiame, che in questi terreni veniva allevato in grande quantità.
A partire dall'inizio del secolo scorso, la villa e il vasto terreno annesso ospitano famiglie di prestigio come i livornesi Rosselli, quella del noto sciatore Colò, i signori Bellora, che possedevano un'importante industria tessile; e ancora, i signori Cincinnai, i pugliesi Petrilli, con quest'ultimi che dopo averla tenuta per poco tempo la cedettero ai veronesi Mugoni, dai quali è poi passata ai Puccinelli, attuali proprietari.
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