Il Tirreno

Pontedera

Musei per soli italiani, l’inglese questo sconosciuto

Francesca Suggi e Elena Bizzotto
Musei per soli italiani, l’inglese questo sconosciuto

In 14 su 20 in provincia non si parla la lingua anglosassone. Ok quello Piaggio e le istituzioni culturali di Volterra

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PONTEDERA. «’Un riesco a gestilla una conversazione in inglese...», sgorga cascinese doc dal Museo dei mestieri e arti del legno di Cascina. Ecco tutto quello che una turista impaziente di visitare l’esposizione può sentirsi dire se capita nel Lungomonte pisano. Non è andata meglio a tutte quelle miss Usa in cerca di quadri e opere d’arte da spulciare nella provincia di Pisa. Dopo l’inchiesta sulla “in-capacità” di parlare inglese negli ospedali, alle stazioni di carabinieri e polizia e alle aziende di trasporto del territorio, l’operazione è stata ripetuta nei musei, dalla Valdera al Valdarno, passando per le colline della Valdicecina. E il risultato non è migliore del precedente: ben 14 strutture bocciate su 20 raggiunte telefonicamente. Solo in sei hanno passato l’esame virtuale: un po’ poche per una provincia che, secondo gli ultimi dati dell’Apt presentati a fine giugno, gonfia il petto parlando di turismo in crescita, soprattutto tedeschi e inglesi.

Tornando a quelle poche oasi in cui si mastica british, solo una guida madrelingua di Montecatini Valdicecina sfodera un inglese (ovviamente) fluente. Gli altri cinque, come si dice, se la cavano con risposte a memoria su costi, orari e sconti famiglia. Così il giovane preparato, al desk del Museo della civiltà contadina magari con un semplice contratto trimestrale da precario in tasca, è stato uno dei pochi in grado di far arrivare la lady di turno da Pontedera a Monterotondo. Lady che, al contrario, si sarebbe smarrita lungo le dolci colline del Valdarno, viste le difficoltà linguistiche degli addetti alla mostra archeologica permanente di Castelfranco di Sotto. «I speak only italian», tuona che parla solo italiano la persona che ha risposto al numero stampato sulle guide dei musei provinciali elencati sul sito dell’Apt. Vero è che nessun contratto di lavoro obbliga i dipendenti a conoscere la lingua. E’ vero anche che nell’era della globalizzazione pare difficile fare promozione solo ed esclusivamente nella lingua di Dante.

Ma la maggior parte delle strutture fa spalluccia: «Chi è, che c’è?», rispondono dalla Raccolta Carlo Pepi, quasi spaventati dalla “voce aliena”, e poi mettono giù. Stessa sensazione aliena anche al museo della scrittura di San Miniato, così al Sistema museale. In Provincia sono tra le strutture più gettonate da scolaresche e famiglie, ma a quanto pare risulta arduo andare oltre i confini nazionali. Perlomeno ad oggi. «Do you speak english?», alla richiesta della turista arriva il no secco dell’addetta. In faccia al turismo, quindi. A tutte quelle persone dalle uova d’oro che chiamano in cerca di informazioni. A coloro che avrebbero voglia di curiosare tra i segreti e le meraviglie dell’etrusca Volterra, per immortalare la famosissima Ombra della sera. Eppure zero inglese telefonico anche là dove è in mostra la statuetta che mezzo mondo ci invidia. C’è chi, addirittura si libera del fardello e lascia tutto in mano alla segrteria telefonica, in italiano of course.

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