Il Tirreno

Pontedera

In Libano per sorvegliare la pace

Barbara Antoni

L'esperienza del capitano Marconi (Geo Team) con la Folgore. Ogni giorno i soldati insegnano ai bambini a difendersi dalle mine

2 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Operano su cinque basi nel sud del Libano, mille chilometri quadrati dal fiume Leonte alla blue line, il confine armistiziale fra Libano e Israele. Sono in tutto 2.450 i soldati del contingente italiano in Libano, soprattutto i paracadutisti della Folgore. Con loro ci sono assetti, gruppi di esperti che supportano l'esercito, come il Geo Tac, dell'Istituto Geografico Militare di Firenze. Nel contingente e negli assetti sono numerosi i soldati e gli esperti che vivono tra Pontedera e Valdera.

Fabrizio Marconi, 42 anni, capitano del Geo Support Team, è uno di loro. È nato e vive a Casciana Terme, con la moglie Federica Giovannetti e due figlie. Dopo la laurea in geologia scelse di partire come Auc (ufficiale di complemento) e fu assegnato all'Istituto Geografico Militare, dove si è specializzato in geotopocartografia.

Su questa specializzazione ha costruito la sua carriera. Ora si trova in Libano, dove è arrivato il 23 febbraio scorso: è la quarta missione nei paesi in guerra, dopo due a Kabul (Afghanistan) e una in Iraq. In Libano comanda una cellula con due sottufficiali. Il loro compito è realizzare cartografie per le truppe italiane, aggiornate grazie ai collegamenti satellitari. «Con le coordinate riusciamo a individuare tutto - spiega il capitano Marconi dal Libano -: strade, zone inquinate o minate. Lavoriamo da qui con computer e due stazioni mobili». «Ogni missione ha la sua storia - continua Marconi -, si impara sempre qualcosa. La paura? C'è sempre, fa parte del nostro mestiere».

È un compito molto importante, rischioso e delicato, quello dell'intero contingente. «Ad oggi - spiega il tenente colonnello Fabio Mattiassi, livornese - abbiamo fatto oltre 23mila pattuglie (140 ogni 24 ore) e siamo su trenta punti di osservazione ogni giorno per monitorare il confine». Il contingente viene impiegato anche in attività di cooperazione civile e militare per le popolazioni libanesi, di assistenza sanitaria e ricostruzione (pochi giorni fa il contingente ha regalato a una popolazione che vive in un paese distrutto dai bombardamenti 300 lampioni per illuminare le strade). Tra le attività svolte anche l'informazione ai bambini delle scuole libanesi sul rischio rappresentato dalle mine. Che viene condotta con metodi estremamente rispettosi dell'impatto che un argomento del genere può avere in un bambino. «Insegniamo loro come riconoscere i terreni minati raccontando una fiaba - spiega Mattiassi - con protagonisti due bimbi che vanno in un parco».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa