Sicurezza
«Quell'azienda non ci fa più dormire»
Francesca Suggi
Gli abitanti di via Fermi raccontano il loro inferno notturno e chiedono aiuto. Legali e contenziosi aperti per trovare una soluzione. L'avvocato «Dalle misurazioni di un nostro tecnico emergono anomalie»
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FORNACETTE. Ore 6, la sveglia per i residenti di via Fermi è quell'aspiratore dell'azienda Pieracci. «E' impossibile riprendere sonno. Siamo esasperati da una situazione che va avanti da anni», sono sull'orlo di una crisi di nervi gli abitanti di Fornacette. Chi ha bisogno di riposo per andare al lavoro non sa più ormai che pesci prendere. Chi studia e prepara esami universitari è costretto ad emigrare altrove per evitare tutti quei rumori che, di giorno e di notte, arrivano dalla storica azienda dell'indotto Piaggio.
«E' un tormento. Abbiamo addirittura messo un legale perché ci tuteli da questo disagio perpetuo», è un fuoco di polemiche miste a disperazione quello che infiamma l'ennesima lettera di protesta scritta dai residenti della via di Fornacette (comune di Calcinaia) su cui insiste la ditta Pieracci meccanica che opera qui da decenni.
La loro battaglia contro i rumori molesti prodotti dall'impresa viene da lontano. Per questo, dopo anni di limbo, la gente punta il dito contro l'amministrazione. «Tre mesi fa avevamo denunciato i nostri disagi per l'ennesima volta. Il sindaco in un primo tempo ci aveva promesso che avrebbe affrontato il problema, ma siamo stati dimenticati. A nostro avviso - si legge nella nota - manca la volontà di farlo. Questa indifferenza è frutto di un'amministrazione che si fa vedere solo in campagna elettorale».
Sfiduciate, deluse, esasperate le famiglie, che da anni vivono sotto l'ossessione quotidiana di tintinnii, rombi, stridii, boati hanno commissionato ad un tecnico la misurazione dell'inquinamento acustico, per capirne il livello: «Dall'analisi fatta dal tecnico Jacopo Del Carlo risulta che nella media i rumori rientrano nei limiti previsti dalla normativa per l'inquinamento acustico, ma la notte si registrano dei picchi che vanno al di sopra», fa sapere uno degli avvocati che è stato incaricato da alcuni residenti per seguire la questione. Una vicenda che va avanti ormai a colpi di lettere all'Arpat per sollecitare controlli, alla Asl e allo stesso Comune. «Il discorso - rincarano la dose i residenti - è che quest'azienda inizialmente era un capannone e non avevamo nessun problema. Poi ha avuto i permessi per ampliarsi e da lì è cominciato il tormento. Ci chiediamo come può un'amministrazione permettere questo, invece di spingere l'azienda a spostarsi nelle aree industriali dove si stanno trasferendo altre società».
«E' un tormento. Abbiamo addirittura messo un legale perché ci tuteli da questo disagio perpetuo», è un fuoco di polemiche miste a disperazione quello che infiamma l'ennesima lettera di protesta scritta dai residenti della via di Fornacette (comune di Calcinaia) su cui insiste la ditta Pieracci meccanica che opera qui da decenni.
La loro battaglia contro i rumori molesti prodotti dall'impresa viene da lontano. Per questo, dopo anni di limbo, la gente punta il dito contro l'amministrazione. «Tre mesi fa avevamo denunciato i nostri disagi per l'ennesima volta. Il sindaco in un primo tempo ci aveva promesso che avrebbe affrontato il problema, ma siamo stati dimenticati. A nostro avviso - si legge nella nota - manca la volontà di farlo. Questa indifferenza è frutto di un'amministrazione che si fa vedere solo in campagna elettorale».
Sfiduciate, deluse, esasperate le famiglie, che da anni vivono sotto l'ossessione quotidiana di tintinnii, rombi, stridii, boati hanno commissionato ad un tecnico la misurazione dell'inquinamento acustico, per capirne il livello: «Dall'analisi fatta dal tecnico Jacopo Del Carlo risulta che nella media i rumori rientrano nei limiti previsti dalla normativa per l'inquinamento acustico, ma la notte si registrano dei picchi che vanno al di sopra», fa sapere uno degli avvocati che è stato incaricato da alcuni residenti per seguire la questione. Una vicenda che va avanti ormai a colpi di lettere all'Arpat per sollecitare controlli, alla Asl e allo stesso Comune. «Il discorso - rincarano la dose i residenti - è che quest'azienda inizialmente era un capannone e non avevamo nessun problema. Poi ha avuto i permessi per ampliarsi e da lì è cominciato il tormento. Ci chiediamo come può un'amministrazione permettere questo, invece di spingere l'azienda a spostarsi nelle aree industriali dove si stanno trasferendo altre società».
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