Il dolore
«Pratiche più snelle e meno costose»
Martina Mengoni
Festa multietnica: tra le richieste anche un’associazione in “rosa”
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PONTEDERA. Una giornata di dibattito e festa per dare voce alle comunità straniere della città. È nata e si è sviluppata con questo spirito la prima edizione della festa multietnica “Pontedera in colore”, un sabato sotto l'insegna dei migranti. Tutto è iniziato al Museo Piaggio quando, dalle tre in poi, la sala ha iniziato a riempirsi di voci diverse, una piccola babele sotto l'effige della Vespa. Senegalesi, nigeriani, albanesi, marocchini; riuniti per partecipare ad un dibattito sul nuovo disegno di legge Amato-Ferrero sull'immigrazione.
La proposta di legge. A spiegare le linea guida della proposta di legge delega del governo, il sottosegretario alla Solidarietà Sociale Cristina De Luca. Insieme con l'assessore di Pontedera Lemmi, l'assessore provinciale alle politiche sociali e giovanili Manola Guazzini, e quello regionale Giovanni Salvadori. «Una proposta di legge - ha spiegato De Luca - che si fonda su tre principi di base: favorire la possibilità di stare in Italia regolarmente, avere per contrappeso un meccanismo serio d'espulsione, e focalizzarsi sui diritti civili e sociali degli immigrati». Dia Papa Demba, presidente del consiglio degli stranieri di Pontedera, moderatore dell'incontro, dopo aver dato la parola alle istituzioni, l'ha ceduta ai rappresentanti delle comunità straniere pontederesi.
Parola ai migranti. Due le richieste unanimi da parte dei rappresentanti dei migranti: il diritto di voto per chi «paga i contributi e contribuisce per il 15% al Pil dell'Italia» e snellimento nelle pratiche del permesso di soggiorno. In questa fase transitoria in cui di fatto la Bossi Fini è ancora a regime, c'è stato un piccolo decreto che ha modificato l'iter della richiesta del permesso di soggiorno, da presentare non più alla questura ma via posta. «Con un costo di 80euro a richiesta e senza avere nessun interlocutore a cui chiedere spiegazioni» rivendica il rappresentante della Comunità Nigeriana.
La voce delle donne. Poi è la volta di rappresentanti femminili di associazioni o semplicemente di una condizione condivisa. «Nessuno finora ha sollevato il problema della casa - dice una senegalese del Val d'Arno - ma noi donne che ce ne occupiamo sappiamo che la situazione in cui siamo non è vita ma sopravvivenza». Jamira, marocchina, di Santa Maria a Monte, è propositiva: «stiamo tentando di costruire un'associazione di donne immigrate in Valdera. è importante che ci uniamo visto che condividiamo tutte situazioni simili».
La festa. La serata al Museo Piaggio si conclude con un aperitivo equo e solidale; poi tutti pronti per trasferirsi in piazza Cavour, dove, alle nove, comincia la festa: una rassegna di gruppi musicali di culture diverse (albanese, senegalese, nigeriano) per scatenarsi in danze ritmate e coinvolgenti. La piazza è presto piena, una folla riunita in semicerchio batte il tempo a ritmo di musica e osserva i danzatori.
Travolgente la band albanese: tutti ballano danze tipiche, in un grande girotondo in mezzo alla piazza. Anche Daniela Pampaloni si lascia andare ai ritmi balcanici.
La proposta di legge. A spiegare le linea guida della proposta di legge delega del governo, il sottosegretario alla Solidarietà Sociale Cristina De Luca. Insieme con l'assessore di Pontedera Lemmi, l'assessore provinciale alle politiche sociali e giovanili Manola Guazzini, e quello regionale Giovanni Salvadori. «Una proposta di legge - ha spiegato De Luca - che si fonda su tre principi di base: favorire la possibilità di stare in Italia regolarmente, avere per contrappeso un meccanismo serio d'espulsione, e focalizzarsi sui diritti civili e sociali degli immigrati». Dia Papa Demba, presidente del consiglio degli stranieri di Pontedera, moderatore dell'incontro, dopo aver dato la parola alle istituzioni, l'ha ceduta ai rappresentanti delle comunità straniere pontederesi.
Parola ai migranti. Due le richieste unanimi da parte dei rappresentanti dei migranti: il diritto di voto per chi «paga i contributi e contribuisce per il 15% al Pil dell'Italia» e snellimento nelle pratiche del permesso di soggiorno. In questa fase transitoria in cui di fatto la Bossi Fini è ancora a regime, c'è stato un piccolo decreto che ha modificato l'iter della richiesta del permesso di soggiorno, da presentare non più alla questura ma via posta. «Con un costo di 80euro a richiesta e senza avere nessun interlocutore a cui chiedere spiegazioni» rivendica il rappresentante della Comunità Nigeriana.
La voce delle donne. Poi è la volta di rappresentanti femminili di associazioni o semplicemente di una condizione condivisa. «Nessuno finora ha sollevato il problema della casa - dice una senegalese del Val d'Arno - ma noi donne che ce ne occupiamo sappiamo che la situazione in cui siamo non è vita ma sopravvivenza». Jamira, marocchina, di Santa Maria a Monte, è propositiva: «stiamo tentando di costruire un'associazione di donne immigrate in Valdera. è importante che ci uniamo visto che condividiamo tutte situazioni simili».
La festa. La serata al Museo Piaggio si conclude con un aperitivo equo e solidale; poi tutti pronti per trasferirsi in piazza Cavour, dove, alle nove, comincia la festa: una rassegna di gruppi musicali di culture diverse (albanese, senegalese, nigeriano) per scatenarsi in danze ritmate e coinvolgenti. La piazza è presto piena, una folla riunita in semicerchio batte il tempo a ritmo di musica e osserva i danzatori.
Travolgente la band albanese: tutti ballano danze tipiche, in un grande girotondo in mezzo alla piazza. Anche Daniela Pampaloni si lascia andare ai ritmi balcanici.
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