Attenzione
Lezione della professoressa Robustelli agli studenti del liceo classico
Il linguaggio dall'Ottocento all'era degli sms
Filippo Bernardeschi
◗
Cecilia Robustelli durante la lezione al liceo classico 2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Un fascio luminoso proiettato dall'Ottocento ai giorni nostri. Di fronte a un pubblico di giovani studenti, Cecilia Robustelli usa questa immagine per dare l'idea di una lingua, dei suoi cambiamenti e del suo viaggio di mutazioni attraverso una storia lunga 150 anni. L'incontro con la studiosa pontederese, vincitrice del trofeo "Una penna a Pontedera", si è svolto venerdì nella sezione classica del liceo XXV Aprile, dedicato alla lingua nazionale. Già. Perché, oltre agli stravolgimenti politici e alle guerre, anche l'italiano può essere considerato una bussola: la sua evoluzione, ha spiegato Robustelli, non è scindibile dalla storia nazionale, e può dire molto di una persona come di un intero paese. Dal Manzoni alla Tv, la lezione è filata fra battute, risate e riflessioni. La docente afferma che se l'italiano è ossessionato dalla norma (si può dire sindaca? E l'articolo davanti a un nome proprio è corretto?) è perché viene ancora vissuto come una lingua imposta: sorge spontaneo, in chi ascolta, un parallelo con le molteplici contraddizioni culturali di un'unità un po' forzata, ancora in cerca di conferme. Ma a unire i ragazzi ci ha pensato la curiosità. Sono interessati agli effetti delle ultime tecnologie sul parlato, vogliono sapere com'è possibile pronunciarsi in modo corretto, e conoscere i tranelli della lingua. Gaia Vitarelli si toglie il dubbio: «E' giusto l'articolo di fronte a un nome proprio?» «Sì può fare - risponde Robustelli - ma è una caratteristica dell'italiano regionale, via di mezzo fra il dialetto e l'italiano standard». «Qual è stato il ruolo della Tv?» chiede un'altra ragazza. «La sua potenza - spiega la docente - risiede nella capacità di unire linguaggio e immagini». Ma gli effetti non sono sempre positivi: «Molti programmi fanno venir voglia di tapparsi le orecchie». Carlo Gasperini chiede lumi sulla diatriba maschile-femminile: «E' corretto e anche doveroso fare distinguo nelle professioni - insegna la linguista - come fra "sindaco" e "sindaca": anche se suona strano, è quanto facciamo per "monaco" e "monaca"». Sottigliezze da fissati? Robustelli mette in guardia i ragazzi (e le ragazze) con una citazione: «Niente è potente come la lingua. Siatene padroni, e avrete in mano maggiori opportunità di successo: perché se esistono le parole per dirlo, è possibile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
