Finanza
PERSONAGGI
Andrea Lanini
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PONTEDERA. Che carriera: dalla sagra del Truciolo di Ponsacco alle dirette in prima serata sulle emittenti nazionali. Tutto merito di quelle due generose corde vocali capaci di cambiare timbro e tono con la facilità con cui Arturo Brachetti si cambia d'abito, di quella mimica facciale elastica, gommosa, un po' alla Fantomas, che gli permette di impersonare decine e decine di "vittime" eccellenti, da Mughini a Capello, da Lippi a Ranieri, da Celentano a De Sica a Ibrahimovic. David Pratelli, l'imitatore dell'anno, da Ponsacco con furore. La Ventura lo adora, Christian De Sica (il suo idolo) gli indirizza sperticati elogi davanti le telecamere, ma lui, giudiziosamente, dice (con la voce di Pratelli): «C'è sempre da imprarare, la gavetta non finisce mai». Ne sa qualcosa, di gavetta, il Pratelli. Perché non è mica che un bel giorno uno dice "oggi imito" e si ritrova di botto a sostituire (come gli è capitato di recente) Max Giusti a "Quelli che il calcio", la dorata trasmissione condotta dalla Super-Simo nazionale su Rai 2. Macché. Provare e riprovare, passare da centinaia e centinaia di piccoli ingaggi tipo festicciole di paese, scarne sagre locali, sgangherati party privati. Senza mai stancarsi di tentare, di farsi vivi. «A volte i colpi di fortuna capitano, ma la fortuna va aiutata. Quando bussa, devi farti trovare pronto». È tutto lì. Quando la fortuna gli ha bussato, Pratelli ha risposto "eccomi" (con la voce di Mughini). «Dice che quando sono nato, invece di piangere, ho fatto l'imitazione di qualche parente...», ridacchia al telefono. «Vabbé, scherzo... ma fino a un certo punto: a fare le imitazioni ho iniziato in famiglia. Una volta ho chiamato una mia zia con la voce di un altro mio zio. Era notorio che i due si detestavano. A vedere la faccia di questa donna che rispondeva alle belle chiacchiere dell'inviso consanguineo, non ti dico le risate in salotto». David Pratelli è un talento naturale, con la dote delle imitazioni c'è nato imparato. Sentiva le voci alla radio, alla tv (amatissime quelle dei grandi cronisti sportivi) e le rifaceva uguali. Alle superiori la prof entrava e al posto di Pratelli magari ti trovava il super-molleggiato Adriano Celentano. Cosa vuoi, la voce si è sparsa in un attimo, e infatti alla prima occasione gli amici gli hanno detto "ma vai, ma buttati!". La prima occasione buona fu, appunto, la Sagra del Truciolo di Ponsacco. «Era il 1986, avevo 15 anni, una roba tutta da ridere, sapevano che facevo le imitazioni e mi buttarono lì in mezzo: era precisamente la sera in cui Germania e Argentina si giocavano la finale dei Mondiali». Roba vecchia, trucioli e trucioli fa. Il David di oggi è uno di quegli imitatori che sbaragliano la concorrenza. Quest'anno gli è riuscito di far carambolare la sua loquacità polimorfa in ben più di uno studio televisivo; oltre a "Guida al campionato", il suo asso nella manica, quello che nel 2007 gli ha dischiuso le porte della prima serata, ha partecipato a ben quattro trasmissioni: "Quelli che il calcio" con Simona Ventura su Rai 2, "Stracult", "Speciale Sky Calciomercato" e "Stiamo tutti bene", ancora su Rai 2, lo show con quella popo' di figliola della Belen Rodriguez. Ora che arriva l'estate, arrivano anche le serate di comicità dal vivo, da sempre una delle sue grandi specialità. E si avvicina anche il suo nuovo spettacolo, "Arrivederci!", prodotto da Silvio Capecchi, scritto con Andrea Bruni (Silvio e Andrea sono le persone che, assieme alla fidanzata Maria Egizia, rappresentano per lui «una sorta di trio-guida») e con le musiche di Gianluca Sibaldi, che presto troverete in tournée. «Te dico la verità, fa''ste voci me viene automatico...", ridacchia con la voce sorniona di De Sica, «io questi personaggi li facevo già da piccolo, e tutti rimanevano sbalorditi... mi vedevano già proiettato su un immaginario palcoscenico». E infatti.
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