Sicurezza
In cento ad ascoltare la verità di Luciano Moggi
L'ex dg bianconero ha presentato il suo libro allo Juventus Club di San Miniato Basso
SAN MINIATO. «Se sono preoccupato per l’esito del processo in Cassazione a Roma il 22 gennaio per la sentenza sul cosiddetto Calciopoli? Non vedo l’ora, e vi assicuro che ci sarà da divertirsi», ha risposto sorridendo Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, intervenuto domenica pomeriggio a Villa Sonnino, ospite del club bianconero di San Miniato Basso, e incalzato dalle domande di Maurizio Bolognesi di Radio Bruno Toscana e di Luciano Gianfranceschi de Il Tirreno. Presenti un centinaio di tifosi della Vecchia Signora. Alcuni bardati come se avessero dovuto recarsi allo stadio, invece che alla presentazione del libro “Il pallone lo porto io”. Erano con Moggi Andrea Ligabue, autore del volume, e Nicola Penta, consulente tecnico della difesa dell’ex dg. Colui che ha ascoltato le intercettazioni a carico di Moggi e che sostiene di averle smontate. Racconta infatti: «Da una parte ci sono 10 assolti con il rito abbreviato e un condannato, Antonio Giraudo. Ci sono stati degli arbitri con atti fraudolenti, commessi in determinate partite, per cui condanniamo Giraudo per atti fraudolenti compiuti. Invece, nella sentenza ordinaria i giudici dicono che non ci sono atti fraudolenti, ma c’è stato un tentativo, però non si capisce in cosa consista questo atto di fraudolenza. Ecco perché quando verrà quel giorno sarà un bel giorno, io non vorrei essere nei panni di questi signori perché devono dare ragione a uno o all’altro». E continua: «C’è una novità: il testimone più importante di questo procedimento è colui che a suo tempo vendette le famose schede (telefoniche) svizzere. Ma qualcuno ha sostituito “svizzere” con segrete. Non erano segrete, erano svizzere. Quindi intercettabili come quelle italiane, ricaricabili come quelle italiane. Ma questa persona ha dichiarato il falso, sia durante l’interrogatorio dei carabinieri nel 2006, sia durante il dibattimento a Napoli. Ora la Procura di Napoli ne ha chiesto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza ed è come avere un processo di un omicidio, con il teste che in qualche modo dichiara di aver visto l’assassino e ad un certo punto, 8 anni dopo, viene rinviato a giudizio lui. È un bel paradosso, no? Questo è il panorama di Calciopoli, dell’epilogo finale e di quella che è la giustizia italiana».
E in ballo c’è anche la richiesta di risarcimento danni della Juventus, per 443 milioni di euro.
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