Sicurezza
Passenger infiamma piazza Duomo
Il quarto concerto del Pistoia Blues comincia col bravo Stu Larson e continua con Mike Rosenberg che coinvolge i giovani fan in cori e battimani
PISTOIA. A volte i concerti regalano sorprese. Prima dell’inizio del set di Passenger, mercoledì sera al Pistoia Blues, si poteva pensare a un’atmosfera freddina. O meglio, dal punto di vista climatico le pietre della piazza erano roventi e i 32 gradi delle 21,30 si sentivano tutti, ma le poltroncine disposte davanti al palco, un’affluenza iniziale tutt'altro che impressionante e le strade del centro semideserte non promettevano scintille per il quarto concerto dell’edizione 2015. Invece, dopo l’apertura affidata al bravo Stu Larson, premiato con attenzione e applausi, i giovani fan di Mike Rosenberg hanno chiarito subito che di rimanere seduti proprio non se ne parlava, fiondandosi alle transenne e riscaldando subito l’atmosfera. Passenger appena arrivato, da solo con la sua chitarra folk, ha dimostrato che gli anni vissuti da busker per le strade delle città (”e nei pub con dieci persone ad ascoltarmi” ha raccontato) gli hanno insegnato come si tiene in mano un pubblico, che sia quello della Sala di martedì sera (quando il cantautore britannico ha tenuto un breve show gratuito) o quello più impegnativo di piazza Duomo.
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In un’ora e mezzo di esibizione non si contano le volte che Rosenberg ha pronunciato la parola “Pistoia”, scherzando spesso con la gente e chiamandola a partecipare con cori e battimani. Dall’altra parte ha trovato una platea che non aspettava altro, e che quando, alla fine del concerto, lo ha chiamato per i consueti bis, ha deciso di farlo cantando senza sosta il refrain di “Scare away the dark”, appena eseguita, dando vita a un momento molto suggestivo. Il live comunque ha funzionato fin dalla partenza, con “Fairytales and firesides”, con cui Passenger comincia quasi sempre, passando per “Life’s for living”, preceduta dall’avvertimento: “Se non siete mai stati a un concerto di Passenger, vi avverto che l’intera band è composta solo da me, e spero che ne foste al corrente perché è tardi per farvi ridare i soldi indietro” e poi ancora “Come avrete capito dal primo pezzo, ho intenzione di farvi diventare tristi”.
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Dopo “The wrong direction”, è stata molto toccante la presentazione di “Travelling alone”, ispirata dal racconto di un uomo incontrato in una delle tante strade usate come palcoscenico: “Lui e la moglie avevano messo da parte i soldi per anni con il sogno di fare un lungo viaggio insieme. Poco prima di partire, la moglie morì improvvisamente, e quest’uomo decise di affrontare quel viaggio da solo, pensando a lei”. C’è tempo anche per “The sound of silence” di Simon & Garfunkel, che spesso finisce nella setlist, e per un pezzo nuovo, “Beautiful birds”, subito dopo che “27” ha alzato la pressione e “Hearts on fire” ha sciolto un po’ di cuori tra le prime file. Naturalmente poco prima non era mancata la hit “Let her go” e l’invettiva fiume “I Hate”, una lunga lista di ciò che Mike detesta, tra cui X-Factor “che assassina la musica” e “tutti quelli che pagano per andare ai concerti e poi parlano durante ogni canzone”. I bis alla fine sono due: una brevissima “Things that stop you dreaming” e l’ultima scossa con “Holes”, prima del definitivo “Grazie Pistoia”, che manda tutti a casa.
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