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Pistoia

Estra Pistoia, quante emozioni. Il gruppo cresce a vista d’occhio

di Luca Bonistalli
La festa del Pistoia Basket dopo la prima vittoria al PalaCarrara, arrivata domenica contro Venezia in precedenza imbattuta (foto Nucci)
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La festa del Pistoia Basket dopo la prima vittoria al PalaCarrara, arrivata domenica contro Venezia in precedenza imbattuta (foto Nucci)

Serie A: la vittoria sulla Reyer certifica il momento di forma dei biancorossi

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PISTOIA. È presto per interpretare la vittoria di domenica come una possibile svolta della stagione; il campionato è appena cominciato e alcune squadre devono definire meglio il proprio ruolo. Certo è che Estra non è in A per fare numero: quello che è uscita fuori contro la Reyer è la fotografia di una squadra che ha caratteristiche ben precise e giocatori chiave attorno a cui è stata costruita.

Tre terminali offensivi principali, Moore, Varnado, Willis, il totem Ogbeide a centro area e per i pick’n’roll, una difesa patrimonio collettivo, una panchina che non produrrà tanti punti ma ha il compito fondamentale di consentire i cambi e mantenere alta la qualità del gioco. Wheatle è un sesto uomo prezioso: se la cattura dei rimbalzi difensivi è stato ancora una volta un problema a lui non si può rimproverare niente; da solo ne ha tirati giù 11 (1 in attacco). Alla fine il britannico si ritaglia sempre un’ampia finestra in campo, come se fosse parte del quintetto.

Hawkins è l’unico fuori sincrono rispetto alle aspettative: alterna buone cose a ingenuità sanguinose; deve ancora trovare il proprio posto e lo troverà perché ha le qualità giuste. È un gruppo che il pubblico, la società – probabilmente anche Brienza – scopre partita dopo partita con la certezza che i margini di miglioramento sono ampi. Moore è un’addizione di classe infinita, Varnado se la sfortuna smette di tormentarlo dimostra che l’Mvp dei playoff di A2 possa conservare pieno valore anche al piano superiore; Willis ha la sfrontatezza necessaria quando serve. Niente di tutto ciò era scontato il 4 di ottobre.

Gli altri si adeguano con volontà e intelligenza: minor minutaggio, tutto al servizio della squadra. Del Chiaro ce la sta mettendo tutta contro i signori degli anelli, Saccaggi si ritaglia sempre i suoi spazi. E capitan Della Rosa è rimasto stavolta fuori dalle rotazioni per scelta tecnica perché in campo le cose andavano bene così. Ogni partita ha una storia a sé. L’impresa di domenica si è svolta in un’atmosfera di commossa partecipazione al PalaCarrara: la raccolta fondi e la dedica a tutti coloro che hanno sofferto per l’alluvione, il ricordo di Luca Silvestrin; un pomeriggio con un’intensità emotiva tangibile, che ha coinvolto anche i tifosi della Reyer e ha reso tutto quanto indimenticabile.

In una vittoria così bella l’unico appunto riguarda i rimbalzi offensivi concessi ai lagunari: 20, un’esagerazione. Brienza – impeccabile come sempre nella lettura di gara e gestione dei cambi – sa che è un aspetto su cui dovrà lavorare. Anche con Trento era successa una cosa simile (furono 18): la differenza è che gli extra possessi fruttarono a Trento 25 punti, a Venezia solo 15: con una percentuale di tiro migliore oggi racconteremo un esito diverso. Ma con i se e i ma non si fa la storia, figuriamoci una partita di basket. Per stavolta “va bene così”, va bene così.

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