Il Tirreno

Pistoia

Dieci anni fa c’era Fiorello Toppo. «Tesi, puntare tutto sui giovani»

di Marco Tirinnanzi
Dieci anni fa c’era Fiorello Toppo. «Tesi, puntare tutto sui giovani»<br>

Il capitano della promozione nel 2013 commenta l’impresa di Pistoia tornata in A1. «Per restare in massima serie investire sul lavoro e sullo sviluppo di una cantera»

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PISTOIA. Un occhio alla recita della figlia. L’altro incollato al telefonino per sapere come stava andando gara 4, sabato sera contro Torino. Fiorello Toppo, 43 anni tra un mese, ritiratosi dal basket giocato l’anno scorso dopo la parentesi a Quarrata, l’ha vissuta così la notte più abbagliante del popolo biancorosso. ‘Diviso’ a metà tra famiglia e passione sportiva. Il capitano di quella splendida promozione di dieci anni fa sancita con la vittoria in gara 5 contro la Centrale del Latte Brescia in un PalaCarrara da far tremare la terra, dà la sua lettura del successo della banda di coach Nicola Brienza.

Toppo, lei c’era in campo quel 22 giugno del 2013. Eccome se c’era. Sabato invece dov’era?

«A Monsummano, a vedere mia figlia a un saggio. Un’ansia sapere che al contempo giocava la Tesi. Avevo sempre il cellulare con me».

Ha già sentito i ragazzi?

«Saccaggi in primis, e poi Magro, Della Rosa, con cui ho giocato insieme. Erano contentissimi, e io con loro».

Chi ha fatto la differenza?

«Tutti sono stati decisivi, gli italiani però hanno messo qualcosa in più degli altri. Oltre chiaramente a qualche pezzo da 90 già da A1, mi riferisco agli americani e a Carl Wheatle».

Fiorello Toppo, guardia dalle 223 presenze e gli oltre 2000 punti in otto anni in biancorosso. C’è qualcuno di questi ragazzi che le assomiglia almeno un po’?

«Tecnicamente direi nessuno. Per quanto riguarda invece l’aspetto della leadership non posso non pensare a Gianluca Della Rosa. È cresciuto tanto negli ultimi anni. Da molti non era considerato nemmeno un giocatore da A2, invece ha dimostrato di essere un valore aggiunto».

Dopo la sbornia di questi giorni, ci sarà da prendere delle decisioni importanti, in vista della prossima stagione.

«Ne discutevo con degli amici: la squadra è andata più veloce della naturale crescita di Pistoia per cercare di gestire al meglio le risorse. Ha colto tutti di sorpresa. Ora si apre uno scenario nuovo chiamato A1, che porta con sé alcuni problemi: ha costi abnormi per la gestione, che sono quasi maggiori dei benefici. Pensare che tutto ricada sul palazzetto è impensabile. Si rischia che un grande risultato sportivo venga vanificato dallo stato di salute del basket: la Federazione non sta lavorando bene perché non permette a società meritevoli come Pistoia di godersi appieno ciò che si sono conquistate sul campo».

Da tifoso come la vive?

«I tifosi si dividono in due: chi è andato al palazzetto sempre, circa 1000 persone, e chi si è avvicinato nell’ultimo periodo, quando le cose si sono messe per il meglio. Per i primi direi che la società ci deve provare a tutti i costi ad andare in A1. Gli altri si devono accontentare di qualsiasi decisione venga presa».

Giochiamo ai numeri: mi dia una percentuale di salita in A1.

«Direi l’80%; credo che gli sponsor faranno di tutto per garantirla il prossimo anno».

Capitolo Consorzio basket city: per alcuni una risorsa, per altri un limite.

«Intanto bisogna ringraziare chi ci mette capitali: piccole aziende che denotano grande senso di appartenenza. È chiaro che se si trovassero altri sponsor non sarebbe male. Ma siamo alle solite. Perché dovrebbero venire a Pistoia e non a Bologna, per esempio? Serve qualcosa di diverso».

Cosa servirebbe?

«Che le società piccole come la Tesi siano ben riconoscibili. Gestite come una cantera. Scommettere quindi sul proprio lavoro e sulla possibilità di veder debuttare nuovi talenti. Alcune realtà in A2 lo fanno, stringendo accordi economici con squadre più blasonate (come Chiusi con Venezia, ndr). Altrimenti alla lunga non vedo un grosso futuro».


 

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