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La parabola di Roberto Del Lama: «Il mio calvario con tanti infortuni»

di Stefano Baccelli
Roberto Del Lama ai tempi in cui militava nella Fiorentina
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Roberto Del Lama ai tempi in cui militava nella Fiorentina

La testimonianza dopo le esternazioni sulla salute dei calciatori

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PISTOIA. «Negli anni novanta i giovani calciatori potevano diventare cavie». Le esternazioni di alcuni ex campioni riguardo la salute degli sportivi in età matura sono balzate agli onori delle cronache. Dice la sua anche il pistoiese Roberto Del Lama, 51 anni, già promessa della Fiorentina. Lo fa parlando dei suoi inizi da talento poi inespresso.Ai più giovani il nome Del Lama potrebbe non dire nulla. Dopo aver debuttato addirittura in Coppa Uefa con la maglia della Fiorentina il 22 novembre 1989 al "Curi" di Perugia, di lui si sono perse le tracce. Nella circostanza entrò all’88’ al posto di Dertycia. In quei due minuti senza recupero dimostrò di essere forte davvero. Conquistò subito un calcio d’angolo e lo calciò.Al 90’sfiorò la rete con un secco tiro dopo un gran dribbling sul quale l’estremo difensore riuscì a compiere una gran parata. La gara si chiuse sull’1-0 per i viola grazie ad un rigore di Roby Baggio. Dice Del Lama: «Un mal di schiena di cui soffrivo mi fu a lungo trattato con una miscela di Muscoril e Feldene, nel frattempo non mi potevo fermare perché dovevo giocare in Primavera. Passando da un problema fisico all’altro feci una buona stagione tra i giovani». Ma andiamo con ordine. «Negli Allievi avevo segnato tanti gol ed ero imprendibile palla al piede. I compagni mi avevano soprannominato "fulmine". Fui catapultato improvvisamente nella prima squadra. I sistemi di allenamento erano più duri di adesso e il salto per me fu importante. Purtroppo allenandomi mi procurai uno stiramento e da lì guai fisici in serie. Ricordo che un giorno mentre ero con la prima squadra agli ordini di Bruno Giorgi stavo malissimo. Uscii piangendo, mentre qualche compagno anche famoso mi derideva. Iniziò così il mio calvario. Ero sulla rampa di lancio quando Dertycia, centravanti titolare della Fiorentina si ruppe il crociato in una partita di Coppa Italia. Per sostituirlo in campionato la Viola fu costretta a ricorrere ai giovani della Primavera, tra questi Banchelli che così debuttò in serie A. Poteva succedere a me, ma purtroppo non stavo bene».La Fiorentina fece di tutto per recuperarmi. Un giorno un dottore famosissimo mi disse: «Non ti resta che andare da un stregone, noi con te le abbiamo provate tutte. La mia carriera breve continuò nelle serie minori, dove succedeva di assumere spesso delle endovene». All’epoca era in uso, si legge in questi giorni, la corteccia surrenale. Come ha detto recentemente al Circolo Bugiani il nutrizionista Calamai, il doping altro non è che un farmaco somministrato a persone sane.Che Roberto purtroppo per una ragione o l’altra abbia trascorso la giovinezza in compagnia di siringhe e farmaci è un dato di fatto. I suoi sogni di sono infranti quando aveva poco più di vent’anni. «Il calcio era la mia vita - dice sospirando - ma dovetti resettare tutto». Oggi Roberto, oltre ad essere titolare con la moglie di una nota copisteria è attivo nel calcio giovanile. Quello che ha imparato dal punto di vista tecnico, ma soprattutto umano cerca di metterlo a disposizione dei bambini che allena ad Agliana, formandoli affinché abbiano come priorità lo spirito di gruppo, che giochino per divertimento e che affrontino lo sport come un passatempo salutare. La salute e il divertimento prima di tutto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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