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«Sono al 60%, datemi due settimane Voglio portare la Tesi Group in A1»

di Tiziana Gori
«Sono al 60%, datemi due settimane Voglio portare la Tesi Group in A1»

Jordon Varnado si presenta: il gruppo è affiatato, dobbiamo puntare in alto

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PISTOIA.  «Come sto? Se dovessi dare una percentuale direi che sono al 60% della condizione. Non riesco a saltare come vorrei, le gambe non le sento benissimo. Credo che serviranno altri 15-20 giorni di duro allenamento e poi sarò nella forma ideale». E se non riesce a saltare ancora bene, fa notare qualcuno, al 100% della forma potrebbe toccare il soffitto.

Battute a parte, è un Jordon Varnado positivo e propositivo quello che incontra la stampa per presentarsi ai tifosi nella sala riunioni della Florence One, l’azienda informatica di Emiliano Ferroni e Stefano Bonuccelli inaugurata nel luglio 2021 in via Benvenuto Cellini.

Sponsor della squadra di basket, i titolari della Florence One sono grandi tifosi biancorossi, come ammette Ferroni: «Frequento il palazzetto da più di 30 anni. La sponsorizzazione del Pistoia Basket m’inorgoglisce. Come sport il basket si avvicina molto alla nostra filosofia aziendale. È uno sport giovane, veloce, tosto. Per quanto riguarda Pistoia direi che in questa stagione qualsiasi obiettivo inferiore all’A1 sia un ripiego».

Troppa ambizione? A dire il vero le parole di Ferroni sono sposate in pieno, pochi minuti dopo, dallo stesso Jordon Varnado: «Pistoia ha un grande potenziale, per la Tesi vorrei l’A1 e per me il premio di Mvp del campionato».

Il ragazzo ha le idee chiare, ma allo stesso tempo si presenta in maniera umile. Gli chiedono del fratello Jarvis, che ha calpestato il parquet del PalaCarrara qualche anno fa: «Ero venuto a Pistoia per vedere lui. Ricordo che la curva lo acclamava, avevano fatto uno striscione con la scritta “tornado”. Ora che sono qua ripenso alle sue parole: i tifosi sono parte della squadra e la squadra è parte della città. Pistoia ha un legame forte con la pallacanestro».

La forza della Tesi, nella scorsa stagione è stata il gruppo: «Secondo me – risponde – sarà ancora così. Vedo un team affiatato. Sarà compito mio e di Huggins inserirsi al più presto, stando attenti agli equilibri».

Varnado era reduce da diversi mesi di stop. Prima di approdare in Italia aveva giocato in Polonia e Ungheria: «Sono rimasto colpito – afferma – dalla qualità dei giocatori italiani. Detto con sincerità, mi aspettavo un livello più basso. In realtà, i giocatori di formazione italiana alzano il livello del gioco più di quanto credessi e questo è “exciting” (stimolante, ndr)».

Riguardo agli arbitri, l’ala made in Usa spiega che i fischietti italiani «lasciano giocare molto di più. Il metro arbitrale è diverso».

Molto attivo sui social, Varnado ha già postato diverse foto di Pistoia: «Lo faccio soprattutto per mostrarle ai miei familiari, che avevano una percezione della realtà toscana un po’ diversa rispetto a quella che è. Spero che possano venire a trovarmi presto». La nostalgia di casa c’è, ma ammette di «essere stato accolto alla grande sin da subito da tutti».

E coach Brienza? «Il coach sa che in difesa posso ricoprire ogni ruolo dall’1 al 5. In attacco mi ha dato da subito molta fiducia, disegnando la maggior parte degli schemi su di me. È una responsabilità ma è anche motivo di orgoglio».


 

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