Il Tirreno

Pistoia

Tiro con l'arco

Cesari meglio di Robin Hood

Roberto Grazzini
Marco Cesari con la medaglia d’oro al collo sul podio di Mokrice in Slovenia dove ha vinto il campionato del Mondo di tiro con l’arco alla sagoma totalizzando 2446 punti durante i tre giorni in cui si è svolta la competizione iridata
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Marco Cesari con la medaglia d’oro al collo sul podio di Mokrice in Slovenia dove ha vinto il campionato del Mondo di tiro con l’arco alla sagoma totalizzando 2446 punti durante i tre giorni in cui si è svolta la competizione iridata

Faccia a faccia con il quarantaquattrenne di Serravalle fresco campione del mondo nella specialità di tiro con l’arco alla sagoma nei boschi di Mokrice in Slovenia

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PISTOIA. Fra Marco Cesari da Serravalle Pistoiese, classe 1978, e l’arco fu amore a prima vista. Per lui non è mai stato uno sport quanto una disciplina di vita. Ha provato tutte o quasi le varie specialità agonistiche di questo antico attrezzo, fedele compagno e strumento di caccia fin dalla preistoria delle umane genti. Si è allenato duramente , in maniera ascetica, per almeno tre o quattro volte alla settimane, per mesi e mesi, per essere pronto , preparato e concentrato all’appuntamento più importante della sua lunga ed onorata carriera: il campionato del mondo di tiro con l’arco alla sagoma, specialità fra le più dure e massacranti, che si è svolto fra i boschi di Mokrice in Slovenia, La competizione ha visto i migliori tiratori del globo acquifero, per la maggior parte del centro Europa, oltre ai temuti canadesi, sfidarsi in tre giorni di gare su altrettanti percorsi da cinque chilometri ciascuno sui quali erano dislocate 28 piazzole da cui colpire le sagome tridimensionali sistemate a distanze variabili da 5 a 45 metri ed avendo a disposizione una sola freccia per bersaglio.

Un mix di precisione e resistenza, con la lucidità mentale e l’equilibrio interno dell’atleta che giocano ruoli fondamentali. Marco sapeva di stare bene e ci teneva tanto a fare bella figura nell’iridata competizione per la figlia, la moglie, il padre allenatore, per il suo amato borgo natio, per i tanti sacrifici e le rinunce per onorare al meglio la casacca azzurra della nazionale Fidasc (Federazione Italiana discipline Armi sportive da caccia). Ma ha fatto molto , molto più, salendo sul gradino più alto del podio con l’inno di Mameli in sottofondo a consacrare l’impresa. Il Robin Hood di Serravalle, totalizzando per la cronaca 2446 punti, ha sbaragliato l’agguerrita concorrenza precedendo lo slovacco Malek, a lungo al comando, superato proprio nella giornata conclusiva e l’austriaco Windlroither, che si sono piazzati rispettivamente al secondo ed al terzo posto.

Quindi l’autentico bagno di folla e grandi festeggiamenti al rientro sul colle che divide la Valdinievole dalla provincia pistoiese . «Non pensavo di centrare un obiettivo così importante – ammette con estrema umiltà – erano altri gli atleti da battere. Ma proprio per questo diventare campione del mondo a 44 anni è ancora più gratificante e mi ripaga degli sforzi compiuti». La mente, comunque fra un brindisi e l’altro è già proiettata verso gli impegni futuri. «Fra meno di due settimane gareggerò per il titolo italiano – aggiunge – e poi nel 2023 c’è il campionato europeo in Romania». Meglio tenere l’arco all’asciutto.

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