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Torracchi e Quarrata: un amore lungo 20 anni

Roberto Grazzini
Davide Torracchi (a destra) premiato, nell’aprile di quest’anno, per aver raggiunto le 400 gare ufficiali con le squadre del Blu Volley Quarrata. Per il coach di Montale sono venti anni da coach in terra quarratina
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Davide Torracchi (a destra) premiato, nell’aprile di quest’anno, per aver raggiunto le 400 gare ufficiali con le squadre del Blu Volley Quarrata. Per il coach di Montale sono venti anni da coach in terra quarratina

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QUARRATA. Il record di Guy Roux per 39 anni consecutivi allenatore dell’ Auxerre in serie A francese per ora non è in pericolo. Invece sir Alex Ferguson, che di annate agonistiche ne ha collezionate 27 di fila col suo magico Manchester United può iniziare a tremare perché la stagione prossima a iniziare sarà per Davide Torracchi la 20ª sulla panchina della Blu Volley Quarrata.

L’accostamento col football è d’obbligo, parlando di questo ragazzone, classe 1976, cresciuto nel settore giovanile della squadra del borgo natio, Montale, e che sempre nel paese d’origine ha svolto gran parte della sua attività di bomber d’area di rigore, specie con la maglia dell’amato Antares.

La pallavolo diventa parte integrante e fondamentale della sua vita professionale (e non) durante gli studi alla facoltà di Scienze motorie quando sceglie di prendere il patentino di allenatore di volley. Inizia un quinquennio da tecnico a Pistoia e si fa subito ammirare, per carisma, preparazione, pragmatismo e tenacia.

Quindi la svolta epocale. Il 3 settembre 2003 Davide Torracchi, fortemente voluto dall’allora direttore sportivo Emanuele Ferri, adesso al Calenzano e da Fabio Frosini, tuttora dirigente del sodalizio mobiliero, varca la soglia del Palamelo per iniziare la lunga storia d’amore con una società, all’interno della quale è divenuto con tempo una sorta di leggendario condottiero. Parte con le bambine della cantera “in blu” ma ben presto viene promosso sul campo, diventando head coach delle prima squadra. Sotto la sua oculata guida, Quarrata centra la promozione in B 2 e successivamente in B 1. Promozioni che valgono quanto le miracolose e clamorose salvezze. E ad ogni caduta, l’ entusiasmo, la passione e la voglia di rimettersi in gioco, lo hanno fatto prontamente rialzare, più determinato di prima.

La domanda, in ogni caso, viene spontanea. Ma come si fa a restare 20 anni nel medesimo sodalizio? «Non certo per abitudine – esordisce il diretto interessato – la mia opera è stata quasi sempre apprezzata e io qui mi trovo benissimo. Perché mai dovrei cambiare? Certo, come in tutte le grandi famiglie ci sono stati pure momenti difficili, che però abbiamo superati insieme, facendo quadrato».

Non cade nemmeno nel tranello riguardo una sua squadra ideale o su chi sia stata la giocatrice più forte che abbia mai allenato. «Non mi piacciono le classifiche, e prendendo in considerazione contesti diversi, salvo rare eccezioni, ho avuto un ottimo rapporto con tutte le atlete alle mie dipendenze. Questo per me è ciò che più conta».

Ed il gioco del volley quanto e come è cambiato? «In ambito femminile – chiude – è molto più fisico e muscolare e meno tecnico rispetto a qualche anno fa. Non li porrei comunque quali fattori in antitesi». Buon ventennale Coach.
 

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