Lutto
Dom Johnson saluta, in Libano lo aspetta l’Al Riyadi
Il capitano lascia l’Italia per un campionato di livello più basso ma indubbiamente più ricco. Knowles o Petteway in arrivo?
pistoia. E alla fine il capitano più precario nella storia del Pistoia Basket ha salutato. Direzione Libano, per una seconda parte di stagione “dal sapor mediorentale”, magari non in un campionato di livello ma molto ricco dove lo danno già come nuovo giocatore del Al Riyadi nonostante da via Fermi ancora manchi l'ufficialità (ma solo quella) della sua partenza.
Finisce con 16 gare (di cui molte sottotono), tanti rimpianti e una telenovela contrattuale che la dice lunga sulle potenzialità di manovra attuali del Pistoia Basket, un'avventura iniziata in maniera sui generis fin dall'estate. Con la società a scommettere sulla sua prima punta con un contratto a tempo determinato (per il girone d'andata), non riuscendo ad arrivare alla scadenza con un accordo di rinnovo o di saluto, trovando alle porte con i sassi un prolungamento di una settimana. Ritrovandosi con Dom Johnson a dettare le regole di una situazione anomala, scendendo in campo nella gara che vale mezza salvezza come capitano “gettonaro”.
Una gara in cui nonostante i 32' in campo e la solita indole bizzosamente mai doma, non è riuscito ad incidere, come aveva fatto 15 giorni fa contro Varese. Una prova che, sommata alla dichiarata volontà da parte del club di continuare il rapporto (anche per la mancanza di vere alternative), aveva spinto il Pistoia Basket al contrattino a gettone. Gettone che però non ha fruttato. DJ esce di scena, dopo aver trovato alla fine un'altra chance per dare un senso ad una stagione che finora non c'è stato. Nonostante la sorprendente nomina di capitano voluta dai compagni di squadra, che fino all'ultimo sono stati dalla sua parte in quella contrapposizione tecnica e di leadership con l'altro Johnson (Kerron). Un dualismo che doveva portare l'Oriora al salto di qualità e che è sfociato in una convivenza forzata.
DJ andrà a innestarsi su un'altra pianta, per portare più frutto come ha scritto su Instagram, citando addirittura l'immagine del Vangelo di Giovanni della vite e dei tralci citati da Gesù forse come una metafora. In pieno stile di molti giocatori americani, quelli della Bibbia come libro di riferimento, le croci tatuate sui bicipiti insieme agli slang delle periferie. Se della sua esperienza pistoiese c'è poco per cui strapparsi i capelli, a non rincuorare è l'orizzonte che si apre. La nuova scommessa da fare (sia su cavalli di ritorno come Knowles o Petteway o puntando su un nome nuovo) in un periodo in cui non ci si può permettere di aspettare l'ambientamento di nessuno. Perché ogni gara è una finale. —
Elisa Pacini
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