La manifestazione
Pesaro passa al PalaCarrara e ora è profondo biancorosso
Inizio da incubo (30 punti subiti nei primi 10’) poi il recupero e il testa a testa, fino al finale che regala la vittoria alla Vuelle
pistia. L’esame di maturità è fallito. E dopo il ko casalingo con Pesaro, gli esami di riparazione per l’Oriora di Alessandro Ramagli diminuiscono. Come le possibilità di evitare la bocciatura, che nello sport si chiama retrocessione, visto che il primo spareggio salvezza è andato.
Lasciando l’Oriora in fondo alla classifica con Torino con la sola Reggio Emilia a distanza ravvicinata. Se il campionato finisse oggi, Pistoia sarebbe retrocessa (visto il ko sotto la Mole) mentre i 4 punti in più e il 2-0 negli scontri diretti, allontanano dalla zona rossa una Vuelle rivitalizzata dalla cura Boniciolli. Due partite e 2 vittorie in altrettanti scontri diretti per il neo coach pesarese, timoniere di una squadra più sintonizzata sul ritmo di una gara da dentro– fuori come era quella del PalaCarrara. Persa da Ramagli e i suoi ragazzi nel punteggio, che pur evidenzia l’equilibrio di battaglia decisa nel finale, e persa in alcune sue parti fondamentali.
Insufficiente l’approccio al match che vale una stagione (disastroso il 17– 30 del primo quarto), insufficiente l’apporto dei deputati big ed in primis del capitano “a gettone”. Mentre dall’altra parte chi doveva fare la differenza l’ha fatta eccome. Mali vecchi di una squadra che non ha saputo dar continuità ai pochi exploit avuti. Mali vecchi di una squadra a cui continua a mancare una leadership vera, che deve attingere al garra operaia della panchina per entrare in gara e che nel finale manca la zampata. Un po’per la mole di liberi che Pesaro ha avuto (17 più di Pistoia) e non ha sbagliato, un po’per gli errori e il poco coraggio dei deputati big che hanno marcato visita mentre la coppia pesarese “prestata” da Milano (McCree e Blackmon) ha fatto il suo. Segnando 53 punti sugli 81 di Pesaro. Che sommati a quelli di Artis sono 66 in tre, contro i 61 dei sei stranieri (che spesso in questo giochino e sicuramente in questa squadra sono chiamati a fare la differenza). Un copione che si ripete senza scossoni fino ad oggi, con 14 finali davanti per evitare la Legadue. A lanciare un salvagente alla squadra alla deriva dopo i primi 10’tra il McCree show e la sofferenza a rimbalzo (4– 10), sono stati i gregari. Della Rosa e Martini sono stati attori protagonisti del 10-0 con cui l’Oriora ad inizio secondo quarto ha riaperto il match (27– 30), aiutati da Gladness che ha riequilibrato la lotta a rimbalzo. In un quintetto con Krubally e DJ che ha prodotto il 29– 16 di parziale per il pari a quota 46 dell’intervallo.
Al rientro Pistoia prova ad allungare (54– 50) ma la riacciuffa Pesaro grazie ai molti viaggi in lunetta concessi da una terna che non ha convinto e che ha rischiato di perdere di mano il controllo di un match che si è accesso più volte (insieme al PalaCarrara), rientrando poi nei binari da solo. L’ultimo quarto inizia con Pistoia avanti di un soffio (62– 60) ma per Ramagli il compito del buon Gladness e della panchina è finito. In campo, mentre Pesaro perdere Artis per falli dopo 5’sul 66– 70, ci sono i titolari. Pistoia sembra poter saltare sul match spinta dagli 8 punti di Peak (77– 74) ma Pesaro non crolla. Blackmon e McCree scrivono l’ennesimo controsorpasso (77– 78 al 39’). Pistoia dà palla a DJ che sbaglia da sotto e poi da lontano mentre McCree e Zanotti dalla lunetta fanno partire la festa dei tifosi arrivati da Pesaro. Sul PalaCarrara cala un silenzio irreale, il silenzio della grande paura. –
Elisa Pacini
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