Italia
Ok Pistoia, la strada è quella giusta ma la percentuale ai liberi grida vendetta
Coach Ramagli legge bene la gara e indovina i quintetti La grinta biancorossa fa paura ad Avellino, ma dalla lunetta...
pistoia. La OriOra torna dalla trasferta di Avellino con una sconfitta pesante per il morale ma che al tempo stesso ha offerto tanti spunti positivi che indicano come la strada intrapresa nel nuovo anno dal gruppo sia decisamente quella giusta.
La faccia e la gestualità di Ousman Krubally, ultimo dei biancorossi ad abbandonare il parquet del PalaDelMauro a fine partita, esprimeva in maniera inequivocabile tutta la delusione dei biancorossi che contro la Sidigas hanno accarezzato e sfiorato una vittoria che sembrava possibile quarto dopo quarto e che è invece svanita definitivamente negli ultimi possessi. Numeri alla mano però Avellino è la squadra più in forma nell’ultimo mese e la striscia di vittorie inanellate non è un caso. Anche contro Pistoia ha vinto da grande squadra, risolvendo azioni offensive complicate con le giocate di puro talento delle sue stelle, capaci di massimizzare gli sforzi di una squadra comunque in debito di ossigeno e in riserva dal punto di vista delle energie.
Dal punto di vista mentale e dell’atteggiamento la OriOra ha giocato una gara quasi perfetta, partendo forte sin dall’avvio e non cedendo ai fantasmi nemmeno quando Avellino nell’ultimo periodo ha messo la freccia, portando il proprio vantaggio quasi in doppia cifra. In più le aggravanti dei tanti liberi sbagliati, dell’infortunio di Kerron Johnson dopo 23’ di gara e la serata poco prolifica a livello realizzativo del capitano biancorosso che ha subìto una marcatura asfissiante e fisica per tutta la gara, non fanno che amplificare la portata della prestazione dei biancorossi. Con tutti questi limiti infatti Peak e compagni sono arrivati a giocarsi la vittoria nel finale punto a punto. Il merito è anche di coach Ramagli che è stato bravo a leggere i molti momenti della partita e soprattutto a trasformare i quintetti in maniera camaleontica. La squadra in campo poi è stata brava ad eseguire, soprattutto a livello difensivo.
Gli adattamenti si sono susseguiti uno dopo l’altro, provando sempre a tamponare quando uno dei frombolieri avellinesi si metteva a crivellare la retina in serie. Lo ha fatto all’inizio con la grandissima pressione sugli esterni, anche a costo di rischiare qualche canestro facile dai lunghi biancoverdi. Poi ha proposto alcune difese a zona per togliere le penetrazioni di Nichols e Green, costringendoli a cercare canestri dalla media senza arrivare con facilità al ferro. Soprattutto lo ha fatto alternando ogni tipo di quintetto, da quelli classici a quelli con quattro piccoli, fino a quelli con Auda e Severini intercambiabili. Il tutto dovendo rinunciare ad un americano, Gladness, già out prima della palla a due e ad un altro, Kerron Johnson, perso in corsa. Lussi questi che una squadra come Pistoia non può permettersi, anche se partite come quelle di Avellino dimostrano come il gruppo abbia dentro di sé le risorse per reagire positivamente, almeno nell’immediato, anche a queste criticità. –
Federico Guidi
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