Gioco
OriOra sconfitta al PalaCarrara Dolomiti Trento passa 70-78
Terzo ko consecutivo per Pistoia Basket che non riesce a trovare la giusta continuità per lasciare la zona a rischio
Fa festa anche Trento in via Fermi, diventata terra di nessuno (1 sola vittoria in sei gare interne) in un girone di andata che per Pistoia rimane grigio e faticoso come nelle aspettative. I risultati del turno Natale- Santo Stefano (hanno perso anche Reggio e Cantù, rimaste ultime insieme all’Oriora) non girano il dito in una piaga, quella biancorossa che rimane grossa. Perché l’uscita dal tunnel che si intravedeva dopo le tre vittorie filate, è tornata ad allontanarsi e domenica a Cantù (sul campo di una squadra su cui pesa una situazione societaria precaria), è un vero e proprio spareggio salvezza. E’ vero che rispetto alle prime gare, quelle del depresso 0-6, l’Oriora in campo è un’altra squadra. Ma anche la carica emotiva delle tre vittorie consecutive, è stata più intermittente delle lucine dell’albero di Natale. Così, tralasciando la brutta gara contro Bologna, il rammarico delle sconfitte contro Torino e Trento (squadre con ben altri budget e costruite per altri obiettivi come ha ricordato Ramagli nel dopo gara), è alto. Dopo il regalo alla Fiat , Pistoia non riesce ad afferrare la battaglia contro Trento. Un match punto a punto, intenso fino allo stremo ("sembrava wrestiling" ha detto Della Rosa nel dopo gara lamentandosi del gioco aggressivo, dna da anni dell’Aquila) come si addice tra due squadre che finora sono andate a braccetto. Certo l'Aquila sta crescendo e con la quinta vittoria in sette gare, ora può spiccare il volo, grazie soprattutto alla lucida grinta nei momenti più importanti, gli ultimi minuti. Quando sul 67 pari al 37’, ha segnato un 11- 3 di parziale che ha steso Pistoia impaurita e sprecona con le incertezze della coppia Johnson& Johnson. E dire che l’OriOra si era accesa più volte nel corso di un match addentato subito dall’Aquila (4- 12 dopo 3’). Pistoia non ha mai lasciato scappare i vicecampioni d'Italia, ma non ha nemmeno mai dato una vera spallata al match nonostante il dominio a rimbalzo, come a Torino gettato alle ortiche. Come la buona gara e i passi avanti di Mickell Gladness, decisivo nei (soli) 19’ giocati. Nonostante Pistoia sotto canestro abbia avuto le risposte migliori, producendo 48 punti in area e chiudendo con 9 rimbalzi in più degli avversari (36- 27), spesso le scelte della panchina biancorossa sono ricadute su quintetti bassi. Traditi dagli esterni, in una serata con pochissimo tiro da tre (e percentuali horror) dopo l’abuso di Torino. Pistoia ha quasi sempre risposto con i suoi giganti agli strappi di Trento: il pari a quota 20 nel primo quarto di marca ospite è arrivato con Auda, Gladness e Krubally a scartare le caramelle di Della Rosa. Di Peak, ancora altalenante, i punti del sorpasso (31- 27) ma la gara è equilibrata 36- 35 (al 20'). Pistoia riparte col quintetto basso e Trento la battezza (36- 42) perché i muscoli di Hogue si sentono e Craft (grande ritorno non certo a costo zero) inizia a tagliare la difesa pistoiese con regolarità. I primi (ed unici) canestri dal campo di capitan Johnson spingono al nuovo pari a quota 42 ma nella battaglia di trincea, l’argine biancorosso sono le stoppate di Gladness (3) e le schiacciate tra cui quella del pari a quota 61 al 34'. In campo succede di tutto ma gli arbitri non fischiano nulla. Un clima che Trento conosce bene ed amministra con la classe di Craft. Pistoia pasticcia, i senatori si spengono nel finale quando servirebbe doppia carica. Il PalaCarrara apprezza lo sforzo, gli applausi coprono i fischi. Ma la strada rimane dura. —
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