Gioco
Addio a Nik Salerni, il “professore” che portò il basket pistoiese in A2
È morto a 85 anni il coach biancorosso della storica promozione del 1987 Maltinti: «Una persona eccezionale». Capecchi: «Ha dato tantissimo alla città»
PISTOIA. «Non tutti i pistoiesi hanno amato Pistoia come l’ha amata Nicola Salerni». Roberto Maltinti tiene a bada a fatica l’emozione, dice che ha perso quasi un fratello e ripete questa frase. Che, nella giornata in cui tutto il basket pistoiese di ieri e di oggi, si è stretto nel dolore per la scomparsa del “professore” (come lo chiamavano tutti), trova le parole più semplici e più vere per far capire cosa è stato per i canestri di questa città Nik Salerni. . Avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 19 dicembre Salerni, e solo da qualche mese non si era più fatto vedere al PalaCarrara, per motivi di salute, rimanendo in contatto su tutto quello che succedeva nella sua “basket city” preferita dalla casa fiorentina di Rifredi ,via telefono e via social. Quei social in cui aveva imparato a trasferire la sua saggezza, ora dolce, ora pungente, dal basket alla politica (altra sua grande passione). Fin dalle lunghe chiaccherate al Cofax (il bar ritrovo dei Redskins, il primo gruppo organizzato di tifosi baskettari), nei dopo gara degli anni ruggenti dell’Auditorium. Quei social dove abbondano i ricordi di amici e rivali sul campo di basket, di coach plasmati e giocatori lanciati dal “professore”, che tale lo era davvero viste la lunga militanza dietro la cattedra ai corsi allenatori. Ma “professore” era anche un modo per definire il suo acume, lui fiorentino di nascita e di piglio, infinita cultura che sapeva dispensare anche in campo. A Pistoia ha fatto tutto: coach della mitica Olimpia Maltinti spinta fino alla storica promozione in A2, nel 1987, dirigente della nuova società e da qualche anno appassionato responsabile dell’Academy.
«Una persona eccezionale – continua Maltinti, sponsor dell’Olimpia eroica di Arese e di nuovo insieme a Salerni al Pistoia Basket – È stato l’artefice della conquista della serie A, ci portò da Firenze giocatori come Daviddi, Fabris, Giorgi, con cui vincemmo il campionato. Ma è stato lui, con Bulgarelli, Capecchi e Becciani a far rinascere la società nel duemila e da allora c’è sempre stato. Sapeva parlare con tutti, con i genitori dei ragazzi del settore giovanile, con i giornalisti».
Altra verità. Nicola Salerni non si è mai negato al confronto. I suoi complimenti particolarmente apprezzati, le critiche ben accette perché figlie di una spiccata libertà intellettuale. Chiedergli un parere era facile per noi, perché sapevamo di non trovare il politically correct di un addetto ai lavori.
«Ha legato una parte importantissima della sua lunga carriera a Pistoia – dice il presidente biancorosso Massimo Capecchi – Competenza, passione, capacità di relazionarsi con tutti. Nicola ha dato tantissimo a Pistoia, che da non pistoiese amava più di tanti pistoiesi. Mai è mancato il suo sostegno, effettivo o solo morale, quando non è più stato in grado di venire a Pistoia. Ci voleva bene, gli volevamo bene. Ciao Prof».
Tra i giocatori ha sempre privilegiato i combattenti. Non a caso il simbolo dell’era Salerni era un gladiatore come Andrea Daviddi, icona di tutta quella squadra di grintosi gregari che portarono in alto Pistoia. «Un grande coach e una grande persona – dice il capitano della Maltinti – ma per me è stato un padre. La sua forza è stata più fuori che dentro il campo, sapeva tenerci uniti, noi eravamo tutti amici. La carta vincente è stata quella. Mi chiamava “L’Ocone” perché io sono nato nella contrada dell’Oca, a Siena, e lui, grande conoscitore di tutto, mi aveva dato quel soprannome. Il suo basket? Era il basket di quei tempi, lontano dalle stoppate e dai salti di oggi. Blocchi, schemi per liberare le persone, per esaltarne le capacità».
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