La protesta
Una parata di campioni da far luccicare gli occhi
Non solo l’ossatura della Nazionale che avrebbe conquistato il Mondiale nel 1982. Nella Pistoiese giocava un certo Lippi...
Chissà se Marcello Lippi il 12 aprile 1981, nel giorno del suo 33° compleanno, poteva solo lontanamente immaginare che qualche anno dopo avrebbe scritto un pezzo di storia della Juventus, blasonata avversaria della sua Pistoiese alla decima partita di un disastroso girone di ritorno in serie A.
Quel giorno, capelli biondi e ricci e non d’argento come adesso, maglia arancione con il 6, a quei tempi si giocava ancora con il libero e il pressing asfissiante non toglieva sapore allo spettacolo, dall’altra parte del campo nello stesso ruolo c’era un certo Gaetano Scirea, in campo dette tutto come al solito, accanto a Fabrizio Berni e alla bandiera Sergio Borgo, colonne della squadra che l’anno prima aveva conquistato una storica promozione con Enzo Riccomini in panchina.
Il Comunale di Pistoia, Melani allora era il presidentissimo, era strapieno, anche se i ragazzi di “Mondino” Fabbri, chiamato come direttore tecnico ad affiancare Lido Vieri, ormai non avevano più speranze di salvezza, sprofondati in fondo alla classifica dopo un grande girone d’andata, culminato con la vittoria a Firenze (18 gennaio 1981: 1-2, reti di Badiani e Rognoni). Però sotto alle sciarpe e alle bandiere arancioni battevano tanti cuori bianconeri: come quello di babbo Fabio, che quel giorno mi accompagnò nella nuovissima curva Nord, costruita nel 1980 proprio per affrontare la massima serie. Io, adolescente appassionato, tifavo Pistoiese, lui tifava Juventus, niente e nessuno gli avrebbe fatto cambiare idea. Tanto che esultò anche, quando Antonello Cuccureddu sparò un missile nel sette da trenta metri, beffando l’incolpevole Poerio Mascella dopo meno di un quarto d’ora.
Ma il risultato non fu mai in discussione. Troppo forte la Juventus di Trapattoni con Zoff, Cabrini, Scirea, Gentile, Tardelli, Causio, l’ossatura della nazionale che l’anno dopo trionfò ai Mondiali in Spagna, per gli arancioni-meteore in serie A, aggrappati alla classe dei compianti Mario Frustalupi e Giorgio Rognoni e a Vito Chimenti, centravanti tanto sgraziato quanto efficace. Doveva essere una festa e una festa fu, agli ordini di un certo Paolo Casarin, rigorosamente in nero e non con i completini color evidenziatore di oggi.
La Juventus dopo il vantaggio giochicchiò, consapevole della propria forza, un po’come quella di Allegri di oggi e, dopo venti minuti di orgoglio arancione e un palo di Di Lucia a Zoff battuto, che suonò come un campanello d’allarme, riaccelerò e mise in cassaforte il risultato con una serpentina di quel ballerino del calcio che era Liam Brady, freddo come la sua Dublino, e con una zuccata di Marco Tardelli, l’eroe del Bernabeu. Poi segnò il solito Chimenti, a gara terminata, scavalcando Zoff con un tiro che forse voleva essere un cross. Fu l’ultima emozione della stagione, le successive cinque sconfitte restano solo sugli almanacchi. Ma per tanti pistoiesi vestiti d’arancione, ma con il cuore a strisce bianconere, resta un ricordo scolpito nel granito. Io c’ero. Accanto al babbo juventino. –
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