Gioco
Pistoiese, Minardi freme per rientrare
Il giocatore arancione, originario di Cosenza, è stato un enfant prodige ricercato da Empoli e Inter già a 12 anni, poi ha scelto di andare al Genoa a 14
PISTOIA. Viviano Minardi è un lottatore e stare ai box proprio non gli piace. Un po’ per il suo carattere esuberante e la sua determinazione, un po’ per l’incertezza dei tempi di recupero dall’infortunio che lo tiene fermo dalla prima giornata di campionato, quando il centrocampista della Pistoiese subì una botta al piede che gli provocò una noiosa e dolorosa microfrattura. Una brutta tegola, sia per la squadra sia per lo stesso Minardi, rallentato in un momento più che positivo della sua carriera. Conoscendo la sua storia, però, non sarà certo un infortunio a fermarla. «Certo che no. Sono nato a Cosenza nel 1998 e ho giocato a pallone fin da piccolo. Militavo nel Real Cosenza, una prestigiosa realtà del calcio giovanile cosentino. Ero lì dall’età di 6 anni, dopo la primissima esperienza con il pallone nel Piane Crati. Quando avevo 12 anni mi notarono quelli dell’Empoli, che mi volevano portare subito in Toscana. Rinunciammo, perché ero troppo piccolo. Poi mi mise gli occhi addosso pure l’Inter, infine mi trasferii al Genoa: in pratica a 14 anni mi ritrovai a quasi mille chilometri da casa e ho imparato a cavarmela da solo. Tuttavia parallelamente alla carriera da calciatore ho sempre studiato: in Liguria ho frequentato l’Istituto professionale dove ho preso la maturità e in futuro ho intenzione di iscrivermi all’università, al corso di scienze motorie». In rossoblù ha giocato nei Giovanissimi, negli Allievi e in Primavera. Poi cos’è successo? «Fui mandato in prestito al Pescara di Massimo Oddo, che mi volle in Abruzzo avendomi allenato il primo anno di Allievi al Genoa. Mi disse che avrei fatto la spola tra Primavera e prima squadra. Tuttavia non mi trovai bene e tornai a casa, nella Berretti del Cosenza. Lì mi notò il mister della prima squadra, Roselli, che mi fece addirittura debuttare tra i professionisti: il 7 ottobre 2015, a 17 anni, sul campo del Catania. Subito un avversario intervenne duro su di me. “Alzati o te ne do un’altra”, mi urlò. Insomma, capii subito che in Serie C non si scherzava». Da Cosenza è tornato a Genova. E dopo un anno da protagonista in Primavera, l'approdo a Pistoia... «Ebbi l’occasione di partecipare al ritiro della prima squadra rossoblù. Avevo allenatori molto esigenti, quali Stellini e Juric, che mi hanno dato molto. E a tal proposito non finirò mai di essere grato ad Umberto Salerno, l’allenatore che mi ha forgiato al Real Cosenza: un riferimento assoluto per me. In ogni caso, dopo la stagione in Primavera fui cercato con grande determinazione da Federico Bargagna. La mia volontà di accettare la Pistoiese fu decisiva: mi piacevano la piazza e l’allenatore, Paolo Indiani, che sapevo essere un tecnico bravissimo con i giovani. Approdai in arancione firmando un contratto di addestramento e subito si sviluppò un buon feeling con l'ambiente». Dopo i primi mesi è stato blindato dalla Pistoiese per due anni e mezzo. Come si è sentito? «D’accordo con il mio procuratore, Pio Turano, nonché con il benestare del Genoa, sottoscrissi un contratto da professionista fino al 30 Giugno 2020. Fu una scelta condivisa anche con la mia famiglia, tutti eravamo felici. Nel mio primo vero anno ho collezionato 36 presenze e realizzato 4 reti: onestamente non me lo aspettavo. Adesso spero di rientrare prima possibile per aiutare i compagni, la società e continuare il mio processo di crescita». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
