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Gladness, un gigante “gentile” a difesa del fortino biancorosso

Elisa Pacini
Gladness, un gigante “gentile” a difesa del fortino biancorosso

Il lungo si presenta ai tifosi: «Mi considero al posto giusto nel momento giusto Il giocatore più simile a me? Krubally. Non vedo l’ora di sentire il calore dei tifosi»

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pistoia. Più che il talismano del Pistoia Basket che dall’annuncio del suo arrivo ha sempre vinto (lui ha giocato solo 13’a Reggio realizzando 4 punti), Mickell Gladness vuole essere una colonna di quella difesa che l’Oriora deve aggiustare anche grazie a lui.

«Cerco di usare i miei strumenti– dice il nuovo lungo biancorosso alla prima intervista dall’arrivo a Pistoia– centimetri e stazza, e difendere mi è sempre venuto naturale. Ma lavoro molto anche per migliorare in attacco soprattutto nell’arresto e tiro. So qui per dare il mio contributo e ho capito di poter essere d’aiuto alla squadra fin dal primo colloquio col coach. Mi sono sentito “voluto” e per questo sono qui. Mi sento al posto giusto al momento giusto». Davanti ai microfoni è Gladness (traduzione letterale di gentilezza) di nome e di fatto, ma anche spigliato e loquace come si confà ad un veterano. Che a 32 anni, dopo aver difeso i canestri in otto Paesi diversi su tre continenti, tocca con mano quel campionato italiano a cui tante volte è stato vicino. Senza mai avere l’occasione giusta. «Conosco molti giocatori che giocano e che hanno giocato in Italia– dice il lungo ex Ironi Nes Ziona, 211 cm su 104 kg – ho avuto offerte in passato e anche in estate, dalla seconda divisione (la Legadue, ndr), che per fortuna non si sono concretizzate altrimenti non sarei qui». Dice sorridendo e guardando il sole di una radiosa giornata novembrina, che entra dalle finestre della sala stampa, aggiunge: «Arrivo con un’idea molto buona del campionato, come dell’Italia. Ci sono molte città che voglio visitare e il tempo è fantastico. Non è la stagione più calda ma fa comunque più caldo della mia città». Che è Birmingham in Alabama, profondo sud degli Stati Uniti, terra di rivendicazioni sociali e di lotte per i diritti civili degli afroamericani dove Martin Luther King svolse gran parte della sua attività. Terra di Ed Daniel o di Tony Easley, altri lunghi super tatuati come la nuova torre biancorossa. Statuaria e longiliena che dovrà oliarsi nel pacchetto lunghi biancorosso, dove è il primo a notare le somiglianze con Krubally e l’antitesi tecnica con Auda. «Contro Krubally avevo giocato due anni fa– continua Gladness– Auda non lo conoscevo, sono entrambi giocatori che danno tutto in campo anche se hanno un gioco diverso. Auda ama giocare anche sul perimetro, tirare da lontano mentre Krubally è un giocatore d’area. È più simile a me e a volte è più difficile giocare con giocatori simili, ma viceversa anche giocando con giocatori diversi a volte ti aspetti cose che non arrivano. Dovremo lavorare ma penso che aver giocato in tante squadre aiuti ad inserirsi “in corsa”. È più una cosa mentale, c’è da entrare nei meccanismi e questa pausa è perfetta per trovare la chimica giusta». Una squadra che alla ripresa dei giochi, dovrà provare ad “espugnare” il suo PalaCarrara: «Non vedo l’ora di giocare qui in casa: non sono abituato a vedere i tifosi in trasferta e quando li ho visti a Reggio Emilia sono rimasto sorpreso. Se sono stati così caldi in trasferta, immagino in casa». –

Elisa Pacini

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