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Toppo: «A Pistoia amiamo vedere le squadre lottare»

Elisa Pacini
Toppo: «A Pistoia amiamo vedere le squadre lottare»

Il grande ex capitano indossa la maglia del tifoso: «Più difesa e compattezza Il pubblico deve vedere che danno tutto per mettere in difficoltà gli avversari»

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Tirare fuori gli artigli difensivi, come nel dna di chi indossa la canotta biancorossa. È da qui che l’Oriora deve ripartire. A parlare è Fiorello Toppo, capitano del ritorno di Pistoia in serie A, idolo e simbolo per una generazione di tifosi tra cui molti di quei compagni di squadra con cui oggi al Dany Quarrata «si diverte come quando era un ragazzino che viveva per la palla e il canestro» Il Dany di Toppo e di coach Beppe Valerio (altro grande ex di Olimpia e Pistoia Basket) viaggia da big con 4 vittorie su 5 gare della C Silver. Striscia che proverà ad allungare domenica pomeriggio al PalaMelo contro l’Us Livorno. Ma appena può Toppo è sui gradoni del PalaCarrara per seguire quella squadra che ha riportato in serie A e di cui – nonostante quella separazione dolorosa proprio dopo la promozione – si sente ancora parte.

Tanto che analizzando il momento delicato dell’Oriora, che segue «con grande dispiacere», parla in prima persona. Come primo tifoso che aspetta una svolta, magari da domenica sera nella difficile quanto decisiva gara contro Cremona. «C’è bisogno di un bel passo avanti per cambiare la situazione – dice l’ex capitano biancorosso –. Come si esce dal tunnel? Con la forza del gruppo e penso che i ragazzi non abbiano ancora una loro identità di squadra. E poi con la difesa. Prendere così tanti punti è indice che ancora non c’è quella compattezza. È una cosa che devono cambiare immediatamente anche per dare un segnale esterno ai tifosi, per dire “stiamo perdendo, ma ce la stiamo mettendo tutta per mettere in difficoltà gli avversari”».

Ripartire ogni anno da zero nella costruzione della squadra alla lunga pesa, evidenzia Toppo che in chiave «identità di squadra» confida molto nei ragazzi «made in Italy» nonostante la giovane età. Sono loro, dice a dover supportare, il nuovo capitano. «Dominique Johnson è un buon giocatore – continua – ma oltre ad essere nuovo si trova in un ruolo importante. Deve essere coadiuvato dai ragazzi italiani di cui ho molta stima: conosco bene Della Rosa e Severini, li altri meno ma li ho visti giocare e possono diventare buoni giocatori. Loro ci possono dare un di più nel corso della stagione, chiedergli inizialmente una grossa mano li mette in difficoltà, ma hanno margini di crescita. Sull’identità di squadra invece possono far molto, per far capire agli altri che aria si respira a Pistoia. Qui ci piace veder lottare in campo. Se lotti, sarai sempre apprezzato. Deve passare questo messaggio».

Una filosofia che lo porta a 38 anni a scendere in campo con la grinta di sempre, in un campionato dove il suo nome altisonante gli provoca sempre “cure” particolari dagli avversari. «Mi diverto – dice Fiorello – mi sento un ragazzino delle giovanili che non vede l’ora di essere in palestra. Le cure degli avversari? Vengo raddoppiato e triplicato, fa parte del gioco. Anche questa è una crescita ulteriore». –



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