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Capitan Johnson ci mette la faccia «Domenica non avremo scuse»

Elisa Pacini
Capitan Johnson ci mette la faccia «Domenica non avremo scuse»

L’ex esterno di Varese e Venezia è consapevole delle difficoltà della squadra ma è convinto anche che ora sia pronta per dare una svolta in positivo

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«Tocca a me, lo so». Dominique Johnson, il capitano dell’OriOra e fino a questo momento simbolo di una squadra che non convince, ci mette la faccia sul pessimo inizio della squadra e sulle sue responsabilità. L’ex esterno di Varese e Venezia, arrivato per fare da guida in una squadra giovane che tra le poche certezze doveva avere la sua affidabilità, si presenta in sala stampa dopo 5 ko e risponde all’interrogatorio dei giornalisti verso la sfida decisiva contro Cremona. Ribadendo che «l’ora dell’adattamento per la squadra e per lui è finito» anche se molti giocatori sono alla prima esperienza in Italia e la «comunicazione interna» è uno dei problemi tecnici da correggere. Ha fatto quadrato attorno ad Alessandro Ramagli e, verso i tifosi, ha evidenziato di aver recepito il messaggio dato dai presenti a Trieste. Dopo le spalle offerte dalla Baraonda alla squadra, dice «domenica vedrete la nostra miglior versione».

INIZIO HORROR. «Siamo partiti con un pesante 0-5, stiamo ancora convivendo con alcune situazioni differenti come piccoli acciacchi e difficoltà di ambientamento ma ieri (martedì, ndr) abbiamo fatto un allenamento molto intenso e dopo una riunione di squadra. Sono convinto che già da domenica vedremo dei miglioramenti. Cremona? Tutte le partite sono importanti ma è chiaro che questa è molto importante, ci prepareremo sull’avversario ma soprattutto dobbiamo focalizzarci su di noi».

POCA GRINTA IN DIFESA. «La chiave della difesa è la comunicazione: se questa tra noi non avviene nel modo corretto tutto è difficile. Dobbiamo anche capire che in questo gioco, è normale che gli altri segnino e non dobbiamo demoralizzarci se lo fanno come è successo».

Un monito che sembra fatto per i compagni più giovani ma da lui e dagli altri giocatori esperti, ci si aspetterebbe un atteggiamento più solido. «E’ vero ma il basket è un gioco di squadra- continua Johnson- e in questa squadra solo pochi giocatori, tra cui io, hanno già giocato nella serie A italiana. E’ anche vero che siamo alla sesta partita, il tempo di adattarsi sta finendo, è ora di prendersi tutti le proprie responsabilità».

LA SCOSSA PARTE DAL CAPITANO. «Ho parlato con il coach che penso sia uno dei migliori con cui ho giocato. Prepara con lo staff dei piani partita molto validi che noi non riusciamo a mettere in pratica. Il problema parte dalla squadra. So quello che ci si aspetta da me e che fino ad ora non c’è stato. Dobbiamo vincere o perdere da squadra e questo cambiamento deve partire da me».

TIFOSI. Nella mezz’ora di colloquio con i giornalisti, di quell’insolita indolenza che il capitano sembra aver mostrato in campo in maglia OriOra, stonata rispetto alla grinta nel suo dna, non c’è l’ombra. Né di ipocrisia o finta diplomazia che abbonda in questi casi. Sulla piazza e sulle aspettative dei tifosi dice: «Viviamo a Pistoia- chiude l'esterno di Detroit- leggiamo quello che si scrive su di noi e sappiamo bene i commenti dei tifosi. A Trieste quando a fine gara ci siamo girati verso di loro e li abbiamo visti girati di spalle, che non ci hanno nemmeno guardato, è stato un messaggio forte che abbiamo recepito. Cerchiamo di concentrarci su di noi, per far vedere domenica la nostra miglior versione». —

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