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Fuori Campbell, dentro L.J. Peak, terzo straniero per il Pistoia Basket

ELISA PACINI
Fuori Campbell, dentro L.J. Peak, terzo straniero per il Pistoia Basket

Ventidue anni, lo statunitense ha giocato nei Wellington Saints, in Nuova Zelanda Alessandro Ramagli: un’ala piccola moderna e duttile, con una grande fisicità

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pistoia. Le mani e il feeling col canestro di una guardia in un fisico massiccio, di quasi 2 metri e quasi 100 chili, da ala. Un curriculum importante per un ragazzo di poco più di 22 anni, cresciuto in fretta sul campo e fuori: è L. J. Peak, terzo giocatore straniero (dopo il dietro front di Antonio Campbell) e ottava pedina del Pistoia Basket targato Alessandro Ramagli, scommessa pura visto che non ha mai giocato al di qua dell’Oceano ma condita di lecite aspettative per un ex stellina che dal suo liceo, ha brillato davvero nel prestigioso college di GeorgeTown.

Uscendone in anticipo per rincorrere quel sogno Nba che per Daddy Peak (l’abbreviativo L. J. sta per Darryl Leon Lafayette Peak Junior), famiglia non certo ricca e una figlia appena nata da mantenere, non sembrava così lontano. Invece nell’estate scorsa, quando il Pistoia Basket inizia a seguirlo in folta compagnia nonostante i prezzi stellari, la lunga attesa di Peak per il gotha dei canestri finisce in una bolla di sapone. E dopo una stagione in D– League con discreti numeri nel suo profilo, il confine tra l’identikit della grande promessa si confonde con quello del giocatore da rilanciare, nonostante appartenga alla leva del 1996 come due i suoi nuovi compagni di squadra Gianluca Della Rosa e Luca Severini che con il tatuatissimo spilungone di GeorgeTown si sono incrociati (vedi box). A Ramagli il compito di far risplendere una stellina che, a livello fisico e di duttilità da potenziale jolly, sembra avere tutto per sfondare nel basket europeo.

Un compito che il tecnico livornese del Pistoia Basket sembra avere chiaro, tanto da sposare subito la scelta di Michele Stilli e Giulio Iozzelli di ritornare sulle tracce del giocatore di Maine Red Claws, che sta ancora giocando (dominando) in Nuova Zelanda dove è in lizza per lo scudetto con i suoi Wellington Saints. «Lo ritengo –commenta Ramagli– un ragazzo con potenzialità importanti, che deve dare una svolta alla sua vita cestistica, viste le sue premesse collegiali. Pistoia e l’Italia possono rappresentare per lui il trampolino di lancio per una carriera che, almeno a livello europeo, potrebbe rivelarsi importante. Un anno fa toccava il cielo con un dito, entrando nell’orbita Nba, poi ha invece vissuto una stagione diversa da quella che magari si immaginava».

Nato il 2 febbraio 1996 a Gaffney, è l’idolo della squadra di basket dell’high school con quasi 40 punti di media a gara così da decidere di misurarsi con una scuola e una squadra più competitiva come la Whitney Young High School dell’Illinois. Da qui il passaggio a Georgetown University dove chiude il primo anno come miglior rookie della Big East Conference. Esce precocemente dal campionato Ncaa dopo il terzo anno per inseguire il suo sogno Nba e forse dare più sicurezza alla famiglia. La chiamata dall’alto non arriva, giocherà “solo” nella loro franchigia di D– League. Con le “aragoste” del Maine inizia una maratona di basket ancora in corso: dopo 46 partite a stelle e strisce (12 punti, 3, 1 rimbalzi e 3, 5 assist di media), da aprile è in Nuova Zelanda (19, 1 punti e 4 rimbalzi i suoi numeri). Perché a 22 anni con una famiglia da mantenere il basket non è solo un sogno: così dopo le finali scudetto del prossimo fine settimana, le vacanze si possono anche sacrificare. A fine agosto lo aspetta la nuova sfida europea con Pistoia. –

ELISA PACINI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI .

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