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L’addio di Maltinti «Unico mio rammarico non aver unito la città»
Pistoia Basket, in una lunga lettera aperta il presidente saluta, ringrazia e ripercorre un’avventura lunga 13 anni
PISTOIA. Il momento dei grandi avvicendamenti in seno al Pistoia Basket è ufficialmente partito. Con una lettera aperta che, ieri pomeriggio, il presidente uscente Roberto Maltinti ha indirizzato a società, collaboratori e tifosi, e all’intera Pistoia. Un uomo innamorato della società biancorossa, che lascia dopo 13 anni affidando alle parole scritte un saluto che ripercorre questa sua avventura.
«Era il 2004 – parte dall’inizio Roberto Maltinti – quando, ad una cena fra dirigenti del Candeglia e del Pistoia Basket organizzata dal compianto Tiziano Spampani, Antonio Caso mi propose di riavvicinarmi alla pallacanestro: a lui fu chiesto di entrare nella società e pose come condizione quella di avermi al suo fianco. Nel 2005 Piero Becciani mi propose di “farmi fare il presidente”. E da lui ho imparato quello che è diventato un piccolo grande comandamento: “Ricordati di non perdere mai nessuno perché puoi sempre trovare qualcuno di nuovo, ma nessuno rimpiazzerà mai colui che hai perso”. Ho cercato, come presidente, di tenerlo sempre a mente, e infatti, con un pizzico di orgoglio, oggi ci sono ancora la famiglia Carrara e Massimo Capecchi, Ugo Baldi e Conad, fino a Fabrizio Giusti e Antonio Caso, che sono ancora la componente, credo, più importante di questo sport».
Maltinti poi cita giocatori («cavalcate incredibili con Matteo Bertolazzi, Fiorello Toppo, Gregor Fucka, Giacomo Galanda e mi fermo qui») che hanno fatto la storia del Pistoia Basket, ed altri che, negli ultimi anni, hanno permesso di raggiungere traguardi incredibili.
«Cosa sono stati gli ultimi cinque anni per il basket pistoiese? Faticherei a trovare un solo aggettivo. Dai coach ai playoff, le Final Eight di Coppa Italia, campioni del calibro di Wanamaker, Johnson, Kirk, McGee, il palazzo pieno, le code interminabili ai botteghini, le vittorie con Siena, Milano, Venezia. Siamo stati a cena in un ristorante stellato, sicuramente senza che nessuno ci avesse invitato e probabilmente con pochi soldi in tasca: il difficile adesso è sperare che nessuno ci faccia più o meno gentilmente alzare, ma intanto, in questo bistrot di lusso, ceneremo una sera ancora».
È da qui che si entra nel campo dei ringraziamenti.
«Inizio da Giulio Iozzelli – prosegue Maltinti – che, dirigendo l’area tecnica con un’intelligenza, un’attenzione e un intuito davvero non comuni, ha senz’altro fatto le fortune di questo club negli ultimi anni. Un “grazie” particolare va poi a Ivo Lucchesi: non un semplice dirigente, ma un amico, forse un fratello, che a volte mi ha spinto, a volte mi ha frenato, ma mai mi ha fatto mancare la sua vicinanza: perdere Ivo sarebbe grave per il basket pistoiese. E poi i tifosi: mi scuso per tutte le occasioni in cui non sono stato all’altezza. A volte sono andato sopra le righe per attirare su di me quell’attenzione e quella pressione che, in momenti particolari, non volevo ricadessero sul club o sulla squadra».
E adesso cosa vede nel futuro?
«È il momento di cambiare tante cose – conclude – Con la Serie A mi illudevo che saremo riusciti a essere un traino, uno spot per Pistoia, un orgoglio per l’amministrazione comunale e più in generale per tutti. Non è, evidentemente, andata così. Ci sono ancora troppe contrapposizioni e troppi interessi che si vogliono tutelare: volevo unire, ma ci sono riuscito solo in parte. È il rammarico più grande, forse l’unico che ho. Spero che chi verrà dopo di me riesca laddove io, nonostante la buona volontà, ho fallito. Lo spero per mia figlia e per i miei nipoti. Perché a Pistoia vorrei che si continuasse a vivere, almeno un po’, anche per la pallacanestro».
Adesso si attende l’investitura ufficiale del suo successore: l’attuale Ad Massimo Capecchi.
Saverio Melegari
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