Sicurezza
The Flexx si scopre d’attaccco
di Elisa Pacini
A Capo d’Orlando si è visto il miglior Pistoia Basket in chiave offensiva, resta da affinare la difesa
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Vincenzo Esposito scherza, ma nemmeno più di tanto, sull’inizio stagione “tutto di rincorsa” della sua The Flexx. Ultima a scendere in campo nella prima giornata, sarà ancora Pistoia a chiudere la seconda di campionato insieme all’Happy Casa Brindisi, nel posticipo di domani sera in cui debutterà al PalaCarrara. Quattro giorni appena tra le prime due gare di campionato che, mettendoci il rientro dalla lunga trasferta siciliana avvenuto venerdì, aumentano quel ritmo serrato che finora ha contraddistinto questo abbozzo di stagione in via Fermi partito con la “rincorsa” a chiudere la rosa appena prima del via ufficiale del campionato. Una frenesia su cui, dopo l’exploit di Capo d’Orlando, si può anche scherzare. Perché le prime risposte che il Diablo chiedeva ai suoi, sono arrivate forti e chiare, con la conferma di un roster lungo dove titolari e “panchinari” sono interscambiabili, con il blocco che si allena insieme da metà agosto già reattivo. Così con lo stesso realismo con cui Esposito aveva parlato di “incognite” prima della gara siciliana, ora lancia la sfida a Brindisi da parte di una squadra «carica, serena e vogliosa di far bene». Cosa è cambiato in poche ore? Niente, a parte una vittoria in trasferta all’esordio che «aiuta a continuare a lavorare bene» ammette il Diablo che subito aggiunge come «la strada sia lunghissima perché la rosa è giovane dal punto di vista dell’assemblaggio». Insomma le criticità note figlie di un’estate travagliata, restano. Ma a Capo d’Orlando si sono visti subito anche i punti di forza su cui la nuova The Flexx può battere. Se i meccanismi difensivi sono da affinare, in Sicilia si è capito bene che la nuova The Flexx è la squadra più spiccatamente offensiva di quelle allenate da Esposito a Pistoia. La vocazione al tiro diffusa è stata chiara per le iniziative non solo di McGee e Moore ma anche dei vari Mian, Laquintana, Gaspardo e Sanadze nei pochi minuti giocati. «Ho provato e sono riuscito a ruotare più giocatori possibili – dice il tecnico biancorosso che ha mandato in campo 11 pedine compresi Barbon e Onouha– ed è l’obiettivo della stagione, per mantenere alta l’energia in attacco e difesa. La vocazione offensiva? È una delle nostre caratteristiche, la squadra è stata costruita così. Nemmeno in passato siamo stati dipendenti da un solo giocatore, ma quest’anno in particolare tutti possono tirare. A Capo d’Orlando, ha iniziato forte Mian, poi è venuto fuori McGee, ad un certo punto i due play Moore e Laquintana hanno trascinato i compagni. Un atteggiamento senza paura che mi piace. Certo la mia idea di basket per il campionato italiano si basa su una continuità difensiva alta e qui dobbiamo crescere, quella si acquisisce col lavoro in palestra».
Bond e Kennedy? «Hanno dato un apporto positivo ma abbiamo messo in preventivo i loro alti e bassi, perché molte cose del nostro campionato non le conoscono».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Bond e Kennedy? «Hanno dato un apporto positivo ma abbiamo messo in preventivo i loro alti e bassi, perché molte cose del nostro campionato non le conoscono».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
