Il Tirreno

Pistoia

Moore: «Saprò essere un bravo capitano»

di Elisa Pacini
Moore con il coach Vincenzo Esposito
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Moore con il coach Vincenzo Esposito

Il giocatore della The Flexx Pistoia Basket è alla sua prima esperienza nel mondo dei professionisti come uomo leader

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PISTOIA. Leader e simbolo. Con queste due parole Ron Moore definisce il loro di capitano che, da quest’anno, ricoprirà per la The Flexx debuttando giovedì sera a Capo d’Orlando in una gara ufficiale con la fascia al braccio. Per la prima volta capitano nella sua carriera da professionista, espressione di una città che “come la Toscana mi sembra di conoscere da sempre”, che con il sorridente play 29enne di Philadelphia si immedesima con un giocatore “born in Usa", molto attento al tema dei diritti civili come sa bene chi lo segue sui social. «Il razzismo non è tornato ora negli Stati Uniti, non è mai andato via» dice Moore, quando gli chiediamo cosa pensa della rivolta dello sport Usa contro la Casa Bianca. Confermando di poter essere davvero leader e simbolo, anche fuori dal campo.

Con la fascia di capitano, è cambiato il ruolo di Moore nello spogliatoio?

«Non molto in verità. Anche quando non lo ero, essendo il play, sono sempre stato comunque la testa della squadra. Sono pronto».

Dica la verità: è cambiato più il ruolo in campo da capitano o in casa dopo il matrimonio estivo con la sua Kristin?

«Più a casa (ride, ndr), perché lì ora comanda lei. Parlando del campo, è la prima volta che sono capitano da quando sono un professionista ma lo ero già stato al college (alla squadra dell’università, i Siena Saints è ancora molto legato). So come si fa, so come essere un leader, come avere la fiducia dei ragazzi e come essere un simbolo».

Ora è anche capitano, ma per Pistoia con Esposito coach è sempre stato anche l’allenatore in campo. Come descrive il rapporto tra voi?

«Esposito è un grande coach, per me è fondamentale avere la sua fiducia. Io mi fido molto di lui. E’ stato un giocatore e per questo capisce gli alti e i bassi dei giocatori durante la stagione, sa come darti la carica a non mollare. Con i giovani è molto bravo. Dà tante opportunità, anche ai giovani americani che arrivano qui per la prima volta. Non è scontato in serie A».

Che squadra è la nuova The Flexx, che si allena al completo solo da una settimana?

«Penso che sia una buona squadra. Siamo dieci giocatori che possono giocare e questo è importante, come sarà importante l’apporto che potrà dare la panchina. McGee? Lo conoscevo solo da avversario, sono contento che giochi con noi. E’ un grande realizzatore e sa difendere bene, la sua esperienza ci aiuterà».

Per Moore e per il Pistoia Basket, dopo due stagioni finite ai playoff, qual è l’obiettivo di questa stagione?

«Io penso che possiamo guardare ai playoff, ma dobbiamo affrontare gara dopo gara, pensando a migliorare. A Capo d’Orlando abbiamo le nostre possibilità di far bene: sarà comunque una bella sfida, loro sono stati la sorpresa l’anno scorso».

Pistoia inizia con due gare in quattro giorni, giovedì in Sicilia e domenica in casa. E’ preoccupato?

«No. In precampionato abbiamo fatto molti tornei con due gare vicine. Andremo fiduciosi a Capo d’Orlando e domenica aspettiamo tutti i tifosi qui al nostro palazzetto. Loro sono davvero il nostro sesto uomo».

E’ al terzo anno a Pistoia, fuori dal campo cosa le piace di questa città?

“Amo La Sala e in generale passeggiare nel centro storico. Pistoia è una grande famiglia, tutti conoscono tutti. Quando posso giro la Toscana, amo Firenze. Mi sembra di abitare in Toscana da sempre”.

Nel suo paese tiene banco la protesta degli sportivi contro Donald Trump, per "dare più attenzione ai diritti civili per tutti". Il razzismo è davvero tornato ad essere un problema negli Stati Uniti?

“Non è tornato ad esserlo ora. E' che non è mai andato via. Mia moglie ha la pelle di un colore diverso da me, bisogna parlare di queste cose. E’ giusto che gli sportivi che hanno un grande seguito alzino la voce contro le ineguaglianze sociali e il razzismo. E’ l’unico modo per uscirne”.

I campioni Nba dei Golden State Warriors, con Curry in testa, si sono rifiutati di andare alla Casa Bianca. E’ d’accordo?

“Sì, anche se è triste protestare contro chi dovrebbe essere la guida del nostro paese. Penso che lo sport, come la musica, che arrivano a tanta gente, abbiano una grande responsabilità e trovo giusto che si adoperino come possono per cambiare le cose”.

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