Gioco
Tre reti per sei punti Pistoia è già pazza per Ferrari il “Loco”
Il centravanti argentino protagonista della partenza razzo Arancioni primi dopo due turni: non succedeva da 90 anni
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PISTOIA. Pistoia è pazza del Loco. Sono bastate appena due partite a Franco Ferrari per issare idealmente la bandiera biancazzurra con il Sol de Mayo sul campanile di piazza del Duomo (dev’essere il periodo degli italo-argentini nostrani, vedere per credere cosa sta combinando Filloy a Eurobasket).
Tanto entusiasmo per tre reti valse due vittorie consecutive? Beh, è del tutto giustificato. Lo dice la storia: Se l’ultimo successo all’esordio si registrò nel 2006-07, l’ultima volta che la Pistoiese ha iniziato un campionato professionistico con due vittorie di fila risale addirittura a 90 anni fa. Si, avete letto bene, 90. Correva la stagione 1927-28, Prima Divisione Girone C (antenata della Serie B). Allora i successi consecutivi furono 4 e a fine stagione arrivò la promozione in Divisione Nazionale, ovvero la Serie A. Da non credere. E il simbolo di questo clamoroso ricorso storico è proprio il ragazzone classe 1995 di Rosario, la stessa città che ha dato i natali a un certo Messi, cresciuto nelle giovanili dell’Union de Santa Fe e arrivato in Italia a 16 anni, iniziando a calcare i campi polverosi delle serie minori. Scandicci, Castelfiorentino e poi Montecatini, in Serie D. Pistoia, insomma, era nel suo destino.
Ginocchio. Con i biancocelesti mette a segno 12 gol in 23 gare, formando con Claudio Santini (che alla fine sarà il capocannoniere del girone) una coppia devastante. Ma il 25 marzo 2016, durante la gara con il Gavorrano, Ferrari si accascia a terra per un dolore lancinante: rottura del legamento crociato del ginocchio destro. Stagione finita, ovviamente, ma quanto fatto di buono dal “Loco” resta impresso ai dirigenti del Genoa, che gli fanno firmare un quinquennale. A gennaio, per ritrovare la forma migliore, i liguri lo spediscono al Tuttocuoio: 17 presenze e 6 gol, che però non sono bastati per evitare la retrocessione dei neroverdi.
Leader. E ora Pistoia, dove gli è bastato poco per scacciare i fantasmi di un’eredità pesante come quella di Colombo. Due rigori glaciali e soprattutto la gran giocata che ha deciso il derby di Arezzo al 93’: «Questa squadra vuole sempre vincere – ha detto – l’atteggiamento è quello giusto, bisogna continuare così». L’argentino parla già da leader navigato: del resto, anche dopo la vittoria sul Monza aveva incensato i meriti degli altri “10 leoni” alle sue spalle. «Nel finale abbiamo trovato energie che non pensavamo di avere. Se mi sono inventato il gol? Macché, il merito è del mister che ci ha fatto provare questo schema in profondità. Ci siamo preparati in settimana con Hamlili e anche in partita ci è andata bene». Bene, anzi benissimo. Come non succedeva da 90 anni.
Alessandro Benigni
Tanto entusiasmo per tre reti valse due vittorie consecutive? Beh, è del tutto giustificato. Lo dice la storia: Se l’ultimo successo all’esordio si registrò nel 2006-07, l’ultima volta che la Pistoiese ha iniziato un campionato professionistico con due vittorie di fila risale addirittura a 90 anni fa. Si, avete letto bene, 90. Correva la stagione 1927-28, Prima Divisione Girone C (antenata della Serie B). Allora i successi consecutivi furono 4 e a fine stagione arrivò la promozione in Divisione Nazionale, ovvero la Serie A. Da non credere. E il simbolo di questo clamoroso ricorso storico è proprio il ragazzone classe 1995 di Rosario, la stessa città che ha dato i natali a un certo Messi, cresciuto nelle giovanili dell’Union de Santa Fe e arrivato in Italia a 16 anni, iniziando a calcare i campi polverosi delle serie minori. Scandicci, Castelfiorentino e poi Montecatini, in Serie D. Pistoia, insomma, era nel suo destino.
Ginocchio. Con i biancocelesti mette a segno 12 gol in 23 gare, formando con Claudio Santini (che alla fine sarà il capocannoniere del girone) una coppia devastante. Ma il 25 marzo 2016, durante la gara con il Gavorrano, Ferrari si accascia a terra per un dolore lancinante: rottura del legamento crociato del ginocchio destro. Stagione finita, ovviamente, ma quanto fatto di buono dal “Loco” resta impresso ai dirigenti del Genoa, che gli fanno firmare un quinquennale. A gennaio, per ritrovare la forma migliore, i liguri lo spediscono al Tuttocuoio: 17 presenze e 6 gol, che però non sono bastati per evitare la retrocessione dei neroverdi.
Leader. E ora Pistoia, dove gli è bastato poco per scacciare i fantasmi di un’eredità pesante come quella di Colombo. Due rigori glaciali e soprattutto la gran giocata che ha deciso il derby di Arezzo al 93’: «Questa squadra vuole sempre vincere – ha detto – l’atteggiamento è quello giusto, bisogna continuare così». L’argentino parla già da leader navigato: del resto, anche dopo la vittoria sul Monza aveva incensato i meriti degli altri “10 leoni” alle sue spalle. «Nel finale abbiamo trovato energie che non pensavamo di avere. Se mi sono inventato il gol? Macché, il merito è del mister che ci ha fatto provare questo schema in profondità. Ci siamo preparati in settimana con Hamlili e anche in partita ci è andata bene». Bene, anzi benissimo. Come non succedeva da 90 anni.
Alessandro Benigni
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