Gioco
Vincenzo Esposito allenatore dell’anno
Con 155 voti il coach del Pistoia Basket si piazza davanti al futuro rivale, De Raffaele
PISTOIA. Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso. Può sembrare impegnativo citare Nelson Mandela nello sport, anche se lo stesso leader sudafricano usò lo sport (e il rugby in particolare) per scalfire la divisione razziale del suo paese. Eppure questa frase dipinge come nessun altra nelle sue mille sfumature la carriera di Vincenzo Esposito.
Gigante sul campo quando giocava e dominava la scena nonostante un fisico non impressionante, tecnico che ha saputo ripartire dal basso e scalare le tappe. Ingoiando anche alcuni rospi, come quei due anni nel “buen ritiro” delle Canarie in cui il basket sembrava esserlo dimenticato. È anche a loro che, in perfetto stile Diablo, che rivolge un pensiero Vincenzo Esposito, da lunedì miglior tecnico della Legabasket 2016– 2017. Che il coach casertano, 48 anni compiuti lo scorso 1° marzo, fosse in lizza per la “panchina d’oro” attribuita come gli altri “Legabasket Awards” da una giuria specializzata di giornalisti, addetti ai lavori a cui vengono sommati i nomi di giemme, coach e capitani delle 16 squadre di serie A, era nell’aria. La rimonta playoff della sua The Flexx operaia ha impressionato ed infatti, poche ore dopo la vittoria playoff su Brescia, è arrivato anche il riconoscimento tecnico al condottiero della traversata biancorossa. Una traversata tanto difficile, quanto dolce è stato l’approdo agli spareggi scudetto a cui la piccola grande Pistoia è arrivata per la terza volta su quattro anni di serie A, la seconda consecutiva nell’era del Diablo. «Non sono un grosso fan dei riconoscimenti personali –ha dichiarato Esposito dopo aver ricevuto la notizia del premio che lo ha visto trionfare davanti al suo prossimo avversario, il tecnico della Reyer Walter De Raffaele, e al suo conterraneo Gennaro di Carlo dell’Orlandina– perché so cosa significa far parte di una squadra, ma devo dire che in questo momento sono molto felice. Devo ringraziare ovviamente chi mi ha votato e il Pistoia Basket per aver creduto in me e avermi offerto la possibilità di allenare in serie A, nonostante la mia poca esperienza. Devo però soprattutto ringraziare i ragazzi della squadra perché mi hanno sempre seguito e rispettato, al pari del nostro staff, che sin dal primo giorno dello scorso anno è stato onesto e collaborativo».
Non è difficile associare i volti alle parole del Diablo: da quelli dei suoi vice, gli stakanovisti della retina Fabio Bongi e Marcello Billeri, a quelli dei suoi tre “moschettieri” ovvero Michele Antonutti, Ron Moore ed Eric Lombardi che con lui hanno riscritto la storia del basket pistoiese nelle ultime due stagioni. «Ringrazio infine chi, dal 2011 al 2013, non mi ha voluto dare alcuna possibilità, mi hanno permesso di andare a fare il barista alle Canarie e conoscere lì quella che è attualmente la mia compagna». Esposito a Pistoia è la scoperta di un campione come Kirk, la gestione di “geni e sregolatezza” del canestro come Knowles e Petteway, la riabilitazione al basket vero e di altissimo livello di watussi italici come Magro e Crosariol. Che con lui e con tutti i ragazzi della The Flexx hanno riscritto una storia che, ad un certo punto della stagione, sembrava già scritta. Rimontando dall’11° posto prima della gara contro Milano (9° giornata di ritorno) al settimo finale. D’altra parte Enzino Esposito è sempre stato l’uomo dei miracoli: lui il ragazzino di Caserta che ha portato il primo scudetto al Sud battendo Milano, il primo italiano a segnare in Nba, il coach che ha portato Pistoia (uno dei club meno ricchi della serie A) tra le 8 migliori squadre del campionato. Un visionario che continua a credere nei sogni. Quelli che danno un senso a tutto anche nello sport.
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