Sicurezza
«Difesa dura sin dai primi secondi»
Il piano di coach Esposito contro la Betaland: Capo d’Orlando non ha 28 punti per caso, ma la Flexx vuole i playoff
3 MINUTI DI LETTURA
PISTOIA. Ci sono delle parole che fanno parte del vocabolario del Diablo come grinta, energia, motivazioni, ambizioni. Mentre ce ne sono altre che proprio non sono contemplate nel basket di Vincenzo Esposito, tipo sedersi o rilassarsi. Per questo non stupisce trovarsi davanti il tecnico della The Flexx che, dopo aver praticamente centrato la salvezza con due vittorie contro le metropoli del nord, dà un messaggio chiaro a squadra e campionato. «Fin da quando giocavo, l’ultimo mese per me è il momento più importante del campionato — dice Esposito — a maggior ragione quest’anno in questa stagione dove, a parte il primo posto, è tutto in ballo. Questo è il momento di stare sul pezzo e perché no di accelerare. Dobbiamo provare a spingere non è il momento di sedersi, anche se l’obiettivo stagionale è arrivato».
Una carica da far valere in primis nella sfida che la Rai ha scelto come posticipo televisivo del weekend, con la The Flexx a contendere il titolo di guastafeste delle big alla rivelazione dell’anno, Betaland Capo d’Orlando. «Arriviamo a questo momento fondamentale con la giusta dose di carica e concentrazione e dobbiamo cavalcare l’onda positiva delle due vittorie con Milano e Torino per provare a fare quello che sarebbe un vero capolavoro». Il capolavoro sarebbe naturalmente la conquista dei playoff, per cui Esposito converge su una quota minima di 30 punti. Ma, com’è nella sua natura, non vuole sentir parlare di calcoli, né di quali avversari “puntare” per realizzarli. Ad iniziare dalla sfida contro Capo d’Orlando («molti dicono è stata la rivelazione della stagione, per me è la rivelazione dell’anno e non va sottovalutata»), da affrontare con l’elmetto. Anche perché tutti sanno che battere i paladini, potrebbe davvero spalancare le porte ad un posto playoff che non sia l’ottavo. Sulla Betaland di Mimmo Di Carlo, casertano come Esposito di cui era tifoso quando il Diablo illuminava con la sua classe il PalaMaggiò, il tecnico biancorosso spende parole di stima per il lavoro fatto da staff e società. Un lavoro che ha esaltato una squadra che, evidenzia Esposito, non si trova a 28 punti per caso o per disgrazie altrui. E fa capire che, nonostante le due sconfitte filate con cui i paladini arrivano al PalaCarrara, Capo d’Orlando rimane una squadra molto scorbutica da affrontare. «Il loro calendario da qui alla fine è più duro del nostro? Non lo so — dice Esposito — so solo che hanno 4 punti più di noi e che fino a tre settimane fa erano nelle prime 4 squadre del campionato per tante voci statistiche. I nomi dei giocatori di Capo d’Orlando non faranno rumore come altri ma, chi li conosce, sa invece che in larga parte sono giovani ma esperti. I ragazzi che arrivano dall’Est, da quando hanno 17 anni giocano con responsabilità in grossi club del campionato serbo o croato. Se accanto ci metti giocatori come Nicevic, Diener e Archie, il quadro è quello di una squadra molto buona». Una formazione che gioca un basket «semplice ma d’effetto» spiega Esposito che si aspetta una gara attenta dai suoi per 40’, come è successo nella maratona vincente di Torino, dove Jenkins nonostante i problemi di falli ha dato quell’apporto di equilibrio che gli si chiedeva.
«Pensando a Torino mi viene da dire che a loro mancavano per infortunio due giocatori americani bravi — dice Esposito — e così ce li hanno tolti subito anche a noi (Boothe e Jenkins, subito gravati di falli, ndr). A Torino è stata una prova di maturità importante. Jenkins per noi non è il bomber implacabile ma un giocatore solido, che collega i reparti, e nell’arco della gara ha fatto la cosa giusta al momento giusto. Manca ancora di continuità ma è arrivato da poco».
Il piano per non far esaltare il parco giochi Betaland è chiaro. «Dobbiamo difendere bene nei primi secondi dell’azione e in attacco stare attenti a chi servire. Insomma serve molta attenzione e questa la pretendo dai ragazzi».
Elisa Pacini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una carica da far valere in primis nella sfida che la Rai ha scelto come posticipo televisivo del weekend, con la The Flexx a contendere il titolo di guastafeste delle big alla rivelazione dell’anno, Betaland Capo d’Orlando. «Arriviamo a questo momento fondamentale con la giusta dose di carica e concentrazione e dobbiamo cavalcare l’onda positiva delle due vittorie con Milano e Torino per provare a fare quello che sarebbe un vero capolavoro». Il capolavoro sarebbe naturalmente la conquista dei playoff, per cui Esposito converge su una quota minima di 30 punti. Ma, com’è nella sua natura, non vuole sentir parlare di calcoli, né di quali avversari “puntare” per realizzarli. Ad iniziare dalla sfida contro Capo d’Orlando («molti dicono è stata la rivelazione della stagione, per me è la rivelazione dell’anno e non va sottovalutata»), da affrontare con l’elmetto. Anche perché tutti sanno che battere i paladini, potrebbe davvero spalancare le porte ad un posto playoff che non sia l’ottavo. Sulla Betaland di Mimmo Di Carlo, casertano come Esposito di cui era tifoso quando il Diablo illuminava con la sua classe il PalaMaggiò, il tecnico biancorosso spende parole di stima per il lavoro fatto da staff e società. Un lavoro che ha esaltato una squadra che, evidenzia Esposito, non si trova a 28 punti per caso o per disgrazie altrui. E fa capire che, nonostante le due sconfitte filate con cui i paladini arrivano al PalaCarrara, Capo d’Orlando rimane una squadra molto scorbutica da affrontare. «Il loro calendario da qui alla fine è più duro del nostro? Non lo so — dice Esposito — so solo che hanno 4 punti più di noi e che fino a tre settimane fa erano nelle prime 4 squadre del campionato per tante voci statistiche. I nomi dei giocatori di Capo d’Orlando non faranno rumore come altri ma, chi li conosce, sa invece che in larga parte sono giovani ma esperti. I ragazzi che arrivano dall’Est, da quando hanno 17 anni giocano con responsabilità in grossi club del campionato serbo o croato. Se accanto ci metti giocatori come Nicevic, Diener e Archie, il quadro è quello di una squadra molto buona». Una formazione che gioca un basket «semplice ma d’effetto» spiega Esposito che si aspetta una gara attenta dai suoi per 40’, come è successo nella maratona vincente di Torino, dove Jenkins nonostante i problemi di falli ha dato quell’apporto di equilibrio che gli si chiedeva.
«Pensando a Torino mi viene da dire che a loro mancavano per infortunio due giocatori americani bravi — dice Esposito — e così ce li hanno tolti subito anche a noi (Boothe e Jenkins, subito gravati di falli, ndr). A Torino è stata una prova di maturità importante. Jenkins per noi non è il bomber implacabile ma un giocatore solido, che collega i reparti, e nell’arco della gara ha fatto la cosa giusta al momento giusto. Manca ancora di continuità ma è arrivato da poco».
Il piano per non far esaltare il parco giochi Betaland è chiaro. «Dobbiamo difendere bene nei primi secondi dell’azione e in attacco stare attenti a chi servire. Insomma serve molta attenzione e questa la pretendo dai ragazzi».
Elisa Pacini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
