Gioco
Petteway e quel missile che ha mandato in delirio il PalaCarrara
Si chiama buzzer beaten e prima che all'americano, nelle fila pistoiesi, era riuscito a Riccardo Cortese e Claudio Crippa
PISTOIA. E' una delle giocate più spettacolari che ci possono essere in una partita di basket. Gli americani, i cultori ed i creatori di questo sport, lo chiamano "buzzer beater", ovvero quando qualcuno tenta un tiro sul suono della sirena e con quello il quarto, o la partita, finisce e l'avversario non ha proprio modo di replicare perché il tempo è esaurito. Nel gergo italiano, invece, viene identificato con il "canestrone" o "la parabola perfetta accolta dagli dei del basket". Ed è quello che è successo domenica scorsa, nella 4° giornata di Serie A, a Terran Petteway, uno degli americani da ottovolante della The Flexx Pistoia che ha stupito tutti allo scadere del secondo quarto con una conclusione da 22 metri e contribuito, così, all'asfaltata dei biancorossi contro una Varese esanime stritolata 97-64 senza concedere attenuanti alla truppa di Paolo Moretti.
Un tiro insperato e inaspettato, come succede sempre in questi frangenti, perché arrivato con meno di un secondo alla fine del tempo effettivo a disposizione ed in una situazione di gioco che sembrava chiusa. Varese era in attacco con capitan Daniele Cavaliero che a 4" dalla fine tenta la conclusione da 3 punti ma non va a segno, Petteway sale in cielo a prendere un gran rimbalzo nell'area pitturata e si ritrova con il pallone fra le mani. Che faccio? Lo tengo qui e vado negli spogliatoi o tento l'impossibile? Fatto sta che Petteway, tirato giù il rimbalzo, si guarda intorno, fa un paio di palleggi e quando si trova dentro la lunetta del tiro libero scaglia il missile che attraversa tutto il parquet. Il PalaCarrara trattiene il fiato, tutti sono già in piedi per andare a fumarsi una sigaretta o bere qualcosa all'intervallo, e la conclusione di Petteway traccia la traiettoria perfetta: da 22 metri il pallone finisce preciso dentro il canestro. Solo "ciuff", il cotone si muove ed il pubblico va in delirio. Riuscire a fare cose del genere non accade tutti i giorni, anche solo a pensarle, eppure nella storia di Pistoia e non solo è già successo.
Andando a ritroso nel tempo, come dimenticarsi il tiro dai 18 metri nel 2013/14 di Riccardo Cortese in un Pistoia-Cremona, prima vittoria in Serie A dal ritorno del Pistoia Basket. E poi, sempre al PalaCarrara, negli anni Novanta Claudio Crippa che puniva da poco oltre la metà campo, mentre Ron Rowan in A2 puntò il bersaglio grosso da quasi 26 metri. E, per un canestro del genere ma fatto da un avversario storico, Pistoia se ne giovò tantissimo: in uno stracolmo palasport di Perugia, siamo nel 1988, Andrea Niccolai tentò l'impossibile da 20 metri regalando allo Sporting Club Montecatini il punto decisivo verso la A2 lasciando aperte le speranze di promozione di Pistoia che poi festeggiò soltanto poche domeniche dopo.
A livello di massima serie, invece, il "buzzer beater" più recente è stato quello del play di Trento Diego Flaccadori che nel passato campionato siglò un gran canestro da 25 metri nel match contro Cantù. Ma quello più famoso rimane ciò che successe nel 2005 fra Olimpia Milano e Fortitudo Bologna: la tripla da 9 metri di Ruben Douglas, proprio sul suono della sirena, regalò lo scudetto alla "Effe" anche se ci fu bisogno di ricorrere all'instant replay. Perché la linea sottile fra gran tiro e beffa atroce, quando si sta per morire col pallone fra le mani nel basket, è davvero molto labile.
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