Attenzione
Boothe, Petteway e Hawkins: chi sono i tre americani
Bongi spiega le caratteristiche dei nuovi acquisti The Flexx «Un lungo dinamico, un attaccante nato e un play aggiunto»
PISTOIA. Boothe è un lungo che corre come una guardia. Petteway, la super tatuata ala cresciuta a Nebraska University, è un attaccante nato, da “iniziare” alla dura difesa del campionato italiano, mentre l'ultimo giocatore firmato dalla The Fleex, Corey Hawkins, è un play aggiunto. A descrivere così i tre volti nuovi nel pacchetto americani del Pistoia Basket, è Fabio Bongi che li ha studiati meticolosamente in ore e ore di video, passando tutte le informazioni tecniche possibili a Vincenzo Esposito. Con il conto alla rovescia verso Il raduno già partito (il via degli allenamenti sarà lunedì 22 agosto ma dal 18 arriveranno i primi giocatori per le visite mediche), il vicecoach biancorosso ci aiuta a conoscere il lungo bianco Boothe, il rasta Petteway e il figlio d'arte Hawkins che andranno a comporre il blocco a stelle e strisce con Ron Moore e Marcus Thornton.
Nathan Boothe. «Con Alex Kirk condivide il ruolo e il numero di maglia al college, il 53 - dice Bongi parlando del parallelo che viene fatto tra i due lunghi bianchi che si passeranno virtualmente il testimone in via Fermi - per il resto sono giocatori diversi. Anzi sul nuovo arrivato spero che non ci sia lo spettro di chi l'ha preceduto perché non sarebbe giusto. Boothe è molto dinamico per il ruolo che ricopre, ha capacità di aprire il campo e di giocare prima senza la palla per poi rigiocarla subito». La velocità è la capacità del rookie proveniente da Toledo University, comunque un marcantonio di 2 metri e 6, che ha letteralmente impressionato Bongi. «È dotato di grande dinamismo, ha piedi veloci e questo gli consente di prendere la posizione giusta nel momento giusto. Quello che mi ha colpito di lui è la capacità di correre il campo come una guardia».
Terran Petteway. Attaccante, è questa la prima parola che Bongi associa all'estroversa ala del Texas che arriverà a Pistoia con i lunghi rasta e una “copertina” cutanea di tatuaggi da far invidia a ex disegnatissimi come Deron Washington, Dwight Hardy o Ed Daniel. Di Washington, avversario l'anno scorso di Pistoia con Cremona e il prossimo anno con Torino, Petteway sembra ricordare anche la versatilità in campo più a trazione offensiva però. «Terran è un attaccante, un giocatore di grande energia che sa segnare anche in sequenza. Fisicamente è una taglia media per il suo ruolo (198 cm per 95 kg) ma ha braccia lunghissime. È più longilineo anche di Blackshear, ma è dotato di gambe esplosive». Sul giocatore reduce da una buona stagione in D- league e soprattutto da una sfavillante Summer League, c'erano molti fari puntati. «È stata una trattativa lunga - conclude il vice coach biancorosso - perché aveva anche opportunità di aspettare e provare a fare squadra in Nba. L'abbiamo aspettato e ora siamo contenti che abbia scelto di venire qui».
Corey Hawkins. L'ultimo innesto è il figlio d'arte di Philadelphia, il cui babbo Hersey ha giocato tantissime gare in Nba. La neo guardia biancorossa viene da una stagione interessante in D-league, ma è al college con Davis di California University che si è fatto conoscere grazie anche alla nomina a miglior giocatore della Big West Conference dell'Ncaa nella stagione 2014/2015. Come Petteway e Boothe è alla prima stagione in Europa. «Corrisponde alla guardia che cercavamo - dice Bongi - può dare una mano in regia, è dotato di buon tiro da fuori e di buona qualità di gioco. È un play aggiunto in campo. Difensivamente è un giocatore da scoprire ma, soprattutto all'università, è un giocatore che le partite le decideva anche in difesa. È un giocatore furbo che ci ha colpito perché, tutti i report che avevamo su di lui, parlano di un giocatore dotato di una grande intelligenza cestistica. Non è un mangiapalloni».
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