Il Tirreno

Pistoia

Capitan Colombo vuole continuare a giocare a Pistoia

di Saverio Melegari
Corrado Colombo con la maglia della Pistoiese
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Corrado Colombo con la maglia della Pistoiese

Intervista a cuore aperto sul campionato concluso, su mister Alvini e il rapporto con Di Bari: amici fuori dal campo

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PISTOIA. Aveva un cruccio fin dal primo giorno che è tornato alla Pistoiese: salvarla e far ricredere tutti quelli che lo insultavano. Non si può dire altro che, seppur con sofferenza, missione compiuta per Corrado Colombo: dopo i 5 anni al Tuttocuoio, si è rimesso in discussione con la Pistoiese. Tutto è bene quel che finisce bene, ma quanta sofferenza: salvarsi a mezz'ora dalla fine del campionato.

Subito dopo è stata una liberazione, vero Corrado Colombo?

Quando sono arrivato, entrando nello spogliatoio con 4 giocatori che venivano messi fuori rosa e una classifica deficitaria, in tanti mi hanno detto che ero pazzo. Ma non volevo certo retrocedere a Pistoia per la prima volta in carriera ed alla fine l'obiettivo è stato centrato. Sono stato etichettato come "l'uomo di Alvini" e la mia posizione non era facile, ma dopo la terza volta che ho sentito questo discorso ho pensato solo a fare del mio meglio.

Eppure, nonostante il suo arrivo, Alvini alla fine ha pagato con l'esonero. Come se lo spiega?

Per tutto l'anno è sempre stato sul filo del rasoio. Ammetto che, dopo la scoppola di Santarcangelo gli ho detto di dare le dimissioni, e anche alla società, che però è andata avanti. Da lì sono arrivate le 6 partite senza sconfitte ma nello spogliatoio c'erano troppi malumori.

A posteriori, secondo lei perché Alvini non è riuscito a fare bene a Pistoia?

Un allenatore che fa un grande salto, da Ponte a Egola a Pistoia, deve portarsi dietro 2-3 elementi di fiducia e invece ha fatto senza. È stato un sergente di ferro negli allenamenti ma quando c'era da prendere decisioni importanti non l'ha fatto. Il nostro rapporto? Ci siamo sentiti tre giorni dopo l'esonero ma ancora non era lucido, poi stop.

Ad aprile arriva Bertotto: il traghettatore verso la salvezza. Che segreto ha portato nello spogliatoio?

Serenità al gruppo, ha cambiato modulo con giocatori limitati e adattati e tutti quanti abbiamo messo la massima disponibilità per raggiungere la salvezza.

L'annata è stata complicata anche fra voi giocatori: si parlava di un grande rapporto fra lei e Di Bari e invece...

Fuori dal campo con Vito mi sono trovato benissimo, poi nello spogliatoio sono venuti fuori due caratteri opposti e non me l'aspettavo che finisse prima la sua avventura. Alla fine quello che parla è il campo: senza di lui per tre partite di fila non abbiamo preso gol e, quindi, allenatore e società hanno fatto altre scelte.

A dicembre aveva detto che, al termine del campionato, si sarebbe ritirato: la pensa sempre allo stesso modo?

Il mio futuro sarà sempre nella Pistoiese: devo ancora parlare con la società e dopo essermi fatto il mazzo per sei mesi voglio andare avanti con tanti stimoli. Qualcuno mi ha anche chiamato ma io da Pistoia non mi muovo. Anzi, aspetto tutti i bambini all'Orange Camp che partirà a fine mese: sarà un bell'appuntamento per la città.

Un'ultima appendice sul passato: ma perché è finita la storia d'amore col Tuttocuoio?

Quest'anno i dirigenti si sono dimenticati da dove venivano: pensavano alla Serie B ed invece hanno fatto quattro passi indietro. Mi meritavo più riconoscenza dopo i 50 gol in poco più di 100 partite e invece quando ci siamo ritrovati in campionato buona parte della squadra ha pensato a picchiarmi e gli altri ad insultare Alvini. Quando ho chiesto la rescissione il presidente mi ha detto di fargli un piacere lasciandogli uno stipendio: l'ho fatto ma non pensavo finisse così.

 

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