Il Tirreno

Pistoia

Moore lancia la sfida: «Non dobbiamo porci alcun limite»

di Elisa Pacini
 Moore lancia la sfida: «Non dobbiamo porci alcun limite»

Con 22 punti il Pistoia Basket può guardare ai playoff e il play biancorosso ha individuato il nuovo obiettivo

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PISTOIA. «Penso che non dobbiamo mai smettere di porci obiettivi, nessuno nella vita dovrebbe porsi dei limiti».

Potrebbe essere troppo semplice dire che il segreto della Tesi Group marchiata a fuoco dall'entusiasmo e il carisma del Diablo-Esposito è qui, eppure quando senti un ragazzo di 27 anni nato in una metropoli dall'altra parte del mondo dove il basket è una religione che gioca e si danna l'anima per una piccola provincia italiana, dire queste parole sorridendo, capisci davvero che in questa squadra c'è qualcosa che va oltre all'esser composta da bravi giocatori. Eppure Ronald Moore, per tutti “Ronnie”, al terzo anno in Italia tanto da capire bene la lingua e prendere lezioni di italiano per entrare ancor di più in sintonia con quella che sta diventando la sua seconda patria cestistica, un buon giocatore lo è davvero. Qualche settimana fa è salito sulla vetta dei migliori assistmen di sempre nel campionato italiano, con i 16 passaggi smistati contro Capo d'Orlando, record condiviso da giocatori del calibro di Toni Kukoc e Marques Green. Anche domenica scorsa a Brindisi è riuscito a mettere in ritmo la squadra, nonostante una serataccia al tiro. «I playoff per me sono sempre stati l'obiettivo della stagione- sorride il play biancorosso quando gli si chiede se, a 22 punti, ormai Pistoia non debba uscire allo scoperto e guardare ad altro- ora si è fatto più realistico, con la classifica che ci siamo costruiti. E' una bella opportunità per noi, i playoff sono diventati davvero l'obiettivo che abbiamo all'orizzonte ma dobbiamo continuare a rincorrerlo pensando ad una gara alla volta come abbiamo fatto finora». Una sana ambizione, la consapevolezza dei propri mezzi e di quelli di una squadra che “può ancora crescere” e quel pizzico di simpatica pazzia che contraddistingue il gruppo di Esposito: così Ron Moore, nato a Philadelphia nel luglio del 1988, miglior passatore di sempre nel college dei Siena Saints, è uno dei pilastri della Tesi Group in campo e fuori. Perchè dopo aver evidenziato seriamente che “può ancora fare meglio, soprattutto al tiro" (a Brindisi ha finito con 0/9 al tiro), risponde con una battuta a chi gli dice che spesso è tra i giocatori che prende più rimbalzi. «Certo, gli avversari si dimenticano di me - ride Moore, play vecchio stile non solo nelle giocate in campo ma anche nel fisico esile di 75 kg per 183 cm- sotto canestro c'è la lotta tra i giganti del campionato e io spesso con la mia agilità, riesco a prendere il pallone». La sua velocità è alla base del dna offensivo della squadra che incanta il pubblico quando riesce a giocare ad alti ritmi, salvo a volte “peccare” di eccesso di velocità con conseguenti sprechi. Ed ecco che spesso i grandi saggi, come Michele Antonutti e lo stesso Ron Moore, in mezzo al campo invitano platealmente i compagni alla calma come successo nel finale col brivido di Brindisi. «L'essere una squadra giovane influisce su quest'aspetto- conclude il play biancorosso- vogliamo sempre fare di più e questo a volte ci spinge a non pensare di sfruttare al meglio i 24” e prendersi il tiro migliore. Ci stiamo lavorando, anche sui finali. Domenica a Brindisi eravamo avanti di 10 ci siamo fatti recuperare, non so il motivo preciso. Ma dobbiamo lavorarci perché questo sarà fondamentale verso il finale di stagione, in cui vogliamo raggiungere i playoff per poi giocarli al meglio».

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