Il Tirreno

Pistoia

Pistoiese, una sorsata di fiducia

Iannarilli e Petriccione protagonisti del ritorno ai tre punti in un “Melani” deserto

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PISTOIA. Se la Pistoiese ha rialzato la testa, almeno per quanto concerne la classifica, deve ringraziare Anthony Iannarilli e Jacopo Petriccione. Nel sofferto 1-0 al Savona nel deserto “Melani” di sabato sera (250 paganti), il primo è stato decisivo con almeno 3 interventi fondamentali, fra cui il rigore parato a Virdis; il secondo ha finalmente scacciato la “scimmia” dei penalty sbagliati in campionato dalla Pistoiese, siglando dagli 11 metri il gol vittoria.

«La parata sul tiro di Virdis nasce anche dallo studio che facciamo in settimana – spiega il portiere della Pistoiese – e me la sono sentita giusta di andare a tuffarmi alla mia destra. Con un giorno di ritardo mi sono fatto un importante regalo di compleanno e ci siamo ampiamente meritati questa vittoria: sono quattro mesi che stiamo lavorando duramente, è vero che in alcuni frangenti ci abbiamo messo del nostro però la vittoria col Savona l’abbiamo voluta a tutti i costi, soprattutto nel secondo tempo. Loro, infatti, a parte il rigore non è che hanno fatto grosse cose se non qualche ripartenza. Il fallo di Lanini c’era? A velocità normale non ho visto benissimo, quindi non saprei dire. Questo successo mi auguro che possa essere la svolta. Dedico questa vittoria a noi stessi ed a tutto il gruppo».

In estate era arrivato fra gli ultimi colpi di calciomercato e dopo il giusto periodo di ambientamento, visto che per lui questa è la prima stagione da professionista, adesso Jacopo Petriccione sta diventando uno dei titolari fissi di Alvini, avendo scalzato Taddei come regista del centrocampo. Anche se ventenne, non gli è mancata la personalità per andare a calciare un rigore fondamentale.

«Un piccolo vantaggio l’ho avuto – dice il biondo centrocampista – e cioè che conoscevo il portiere. Con Falcone, infatti, più volte abbiamo giocato insieme nell’Under19, lui si ricordava di me che incrociavo i rigori e quindi ho deciso di sparare centrale. In settimana il mister mi aveva se me la sentivo eventualmente di calciare il penalty ed ho subito detto di si. Una volta lì è normale che il pallone pesava e che i pensieri in testa c’erano, soprattutto perché sapevo che dovevo segnare per forza per far stare tranquilla la squadra».

Un accenno, da parte sua, alla contestazione da parte della tifoseria. «Sapevamo che era così – conclude – ed eravamo già pronti mentalmente ma alla fine ci hanno applaudito: noi ce la mettiamo sempre tutta per vincere le partite».

Saverio Melegari

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