Gioco
Lombardi: «Gioie e dolori Torino ce l’ho nel sangue»
Il giocatore della Tesi Group Pistoia Basket ricorda la sua prima schiacciata nel capoluogo piemontese ma anche l’abbandono della prima famiglia adottiva
PISTOIA. Giocare a Torino lunedì sera per Eric Lombardi avrà un sapore davvero particolare. Perché dietro il suo sguardo solare c’è una storia che merita di essere raccontata, sia per il mondo del basket che per la sua vita. «A Torino – dice – ho realizzato la mia prima schiacciata: avevo 14 anni, non era lo stesso palazzetto e con avversari ben diversi, però è stata quella che mi ha permesso di rompere il ghiaccio. Sono legato a quella città perché è quella che mi ha fatto conoscere l’Italia: lì ho avuto la mia prima famiglia, ma non è andata come speravo. Non conosco i motivi della scelta di abbandonare, dopo poco, sia me che mio fratello e non mi interessano neanche: sono grato alla famiglia che ho trovato a Biella perché non ci ha mai fatto mancare niente e mi ha permesso di trascorrere la mia infanzia come qualsiasi altro bambino, oltre a coltivare il mio sogno di diventare un giocatore di basket». Calandosi di nuovo nella realtà del campionato, Lombardi riparte dopo la squalifica che si è beccato con Reggio Emilia: giusta a termine di regolamento ma discutibile. «Non mi ero nemmeno accorto della gomitata di Gentile a Moore – commenta – e l’ho rivista dopo alla tv. Non sono entrato in campo con l’intento di partecipare ad una rissa ma istintivamente ho inseguito Knowles chiedendomi “ma dove va?” e l’ho ripreso per un braccio. Penso che tutti abbiano visto che miravo a tutto fuorché a creare casini». Nove partite di serie A sull’altalena per l’ex Biella («mi aspetto d’ora in avanti che gli alti siano sempre di più dei bassi, con il desiderio di mettermi al servizio della squadra per lasciare un’impronta in ogni match»): è il momento di trovare continuità con la Manital. «Adesso che Torino è al completo – conclude Lombardi – è una squadra che può dar fastidio a chiunque: è neopromossa ma ha molti giocatori esperti come Mancinelli o Giachetti. Da parte nostra dovremo scendere in campo con la faccia cattiva fin da subito e fare come con Reggio: essere solidi ed aggressivi».
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