Gioco
Il miracolo sportivo dello “zonista” Larossa
Ha salvato il Nievole dalla retrocessione e ora guida la Seconda: la storia di un mister sui generis
NIEVOLE. Dall’alto della sua collina di Sorana, borgo della Svizzera Pesciatina fuori dal tempo e dallo spazio, Saverio Larossa sembrava ormai lontano dalle vicende calcistiche che per tanti anni lo avevano coinvolto in prima persona.
Pugliese di origini, lombardo di nascita e di crescita ma valdinievolino d’adozione, dopo una discreta carriera da giocatore, con la sua zona spregiudicata era diventato una sorta di guru fra i tecnici toscani. Del resto uno che lascia la frenetica Milano per Sorana, che ama gli spazi incontaminati, la pesca d’altura e la lettura non può certo far giocare le sue squadre a uomo.
Poi si era preso qualche anno sabbatico dal football, fino alla chiamata alle armi da parte dei suoi vecchi amici Luca Bernacchi e Roberto Capitanini, per salvare il Nievole dalla retrocessione in Terza categoria. E lui, pur passata la sessantina, rimessosi il giaccone e acceso l’ennesimo sigaro, ha portato alla salvezza il club rossoblù. Visto il piccolo miracolo sportivo, la società ha fatto di tutto per convincerlo a rimanere. Il buon Saverio ha acconsentito, a condizione però che fosse confermata gran parte della rosa. Morale della favola, alla decima giornata il Nievole è davanti a tutti, ancora imbattuto (7 vittorie e 3 pareggi) e, udite udite avendo subìto appena due reti nonostante lo spregiudicato assetto “zonista”. È lo stesso Larossa ha svelare l’arcano. «Ogni allenatore vede il calcio a modo suo – esordisce – tutto sta se i giocatori recepiscono il messaggio, e non solo sul piano tattico. Io ad esempio gioco con due punte, un trequartista e gli esterni di centrocampo che spingono. Ma dietro non passa un filo d’erba, perché tutti sono disposti a sacrificarsi sui raddoppi, sulle diagonali e sulle coperture. Ai più giovani è occorso maggior tempo per capire cosa chiedo loro però adesso mi seguono attentamente». I modi pacati quasi paterni, mai esasperati di questo “datato” veterano hanno fatto il resto. «È fondamentale saper parlare al cuore ed alla testa dei ragazzi. È solo un gioco, da praticare concentrati ma con la giusta dose di divertimento». Del campionato sentenzia: «Il livello tecnico si è abbassato ma noi siamo migliorati rispetto al passato torneo, sia per il buon inserimento dei nuovi arrivati e sia perché invece di subentrare in corsa ho avuto il vantaggio di lavorare sul gruppo dalla preparazione». E chi va in Prima categoria ? «Il Cerbaia è indubbiamente la formazione più attrezzata mentre sul piano del gioco il Casalguidi mi ha fatto un’ottima impressione. Di certo, noi non ci tireremo indietro».
Roberto Grazzini
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