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Bonechi: la Pistoiese, un’ isola felice nel calcio impazzito di oggi
PISTOIA. Le aule di tribunale, sfilze di avvocati e regolamenti più o meno astrusi stanno finalmente per lasciare spazio al campo. Domani la Pistoiese inizia una nuova avventura in Lega Pro sfidando...
PISTOIA. Le aule di tribunale, sfilze di avvocati e regolamenti più o meno astrusi stanno finalmente per lasciare spazio al campo. Domani la Pistoiese inizia una nuova avventura in Lega Pro sfidando in trasferta L’Aquila, un qualcosa di non troppo scontato fino a poche ore fa. Tutta colpa di un calcio italiano che, durante l’estate, si infila nelle aule di tribunale e nelle procedure di fallimento . Su questo, va detto, la Pistoiese rappresenta un’isola felice e chi meglio del presidente di Holding Arancione, Andrea Bonechi, può guidarci in quella che è stata l’estate in via dello Stadio.
«Da 20 anni a questa parte i controlli nel calcio sono aumentati in maniera esponenziale – ammette il presidente di HA – ed è giusto che venga verificato che tu, società, puoi avere i mezzi per portare fino in fondo la stagione. Appena si crea disavanzo bisogna coprire le perdite e questo tocca alla proprietà. Purtroppo nel calcio di oggi c’è un presupposto che non va bene e cioè che il presidente, uomo solo al comando, ogni estate metta mano al proprio portafoglio per ripianare i debiti: uno sforzo che si può sopportare per un anno o due, poi crolli ed oramai la prassi è far fallire la società, ripartire dai Dilettanti e poi tornare in alto ricreando entusiasmo con la vittoria di campionati. Penso che questa sia una deriva molto pericolosa e dico anche che, società di provincia come la Pistoiese, devono spendere quel che hanno»
«E, se vado ad ampliare la base sociale – sottolinea Bonechi – si deve capire che non si fa per una campagna acquisti “faraonica” ma per investire sulle strutture».
Perché a Pistoia non si faranno voli pindarici, ma i conti sono in regola, non si è incappati in penalizzazioni e le garanzie sono sempre state costanti. «Abbiamo due pregi – prosegue Bonechi – il primo è che si spende ciò che è conforme alle entrate; il secondo è che la Pistoiese è solo dei pistoiesi e questo vuol dire avere più a cuore le cose che ci sono da fare. Anche in questa estate ci sono esempi, vedi Monza o Venezia, di investitori stranieri che promettono mari e monti prima di sparire nel nulla. Noi partiamo con i migliori auspici e penso che sia stata allestita una buona squadra, ma sappiamo bene che uno dei più grossi problemi per Pistoia sono le strutture».
Uno stadio vetusto, campi di allenamenti che scarseggiano e risorse pubbliche limitate: tanto che in estate il sussidiario “Turchi” ha avuto un profondo restyling grazie all’investimento dell’Us.«Con le regole attuali – conclude Andrea Bonechi – le società rispondono della conformità delle strutture mentre sarebbe più logico che ne rispondesse la città. I Comuni che vogliono il calcio professionistico non solo saprebbero di doversi attrezzare ma potrebbero anche dire la loro a chi scrive regole che stridono con la realtà. Comunque a Pistoia già quest'anno avremo uno stadio senza barriere, un’area hospitality ad opera dell’Us che ha un ottimo rapporto con il Comune».
Saverio Melegari
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