Moretti arrabbiato coi suoi giocatori: ci sono cose da capire
PISTOIA. Quando il tuo gioco migliore, cioè corri e tira, quasi mai va a buon fine è facile che una partita la perdi. Se poi ti permetti il “lusso” di avere anche scarse percentuali, mettere nello...
PISTOIA. Quando il tuo gioco migliore, cioè corri e tira, quasi mai va a buon fine è facile che una partita la perdi. Se poi ti permetti il “lusso” di avere anche scarse percentuali, mettere nello scout 15 conclusioni in meno non di un avversario qualunque ma di una Enel Brindisi con, di fatto, 6 americani in campo è dura riportarla anche se giochi nel tuo catino. E la spiegazione del ko della Giorgio Tesi Group può stare tutta qui assieme alle 14 palle perse ed almeno 20’ di grosse difficoltà offensive.
«Eccetto i primi 5-6 minuti – commenta il coach della Tesi Group, Paolo Moretti – nella fase centrale del match le palle perse e le basse percentuali hanno permesso ai nostri avversari di rientrare: soprattutto 4 errori sono stati abbastanza brutti.
Bastavano tre canestri nel momento giusto, come magari potevano essere alcune buone conclusioni di Brown, Milbourne o Cinciarini piuttosto che un paio di errori in meno e probabilmente ce la saremmo giocata fino alla fine. Abbiamo perso la giusta fiducia ai primi errori ed è stato chiaro che il piano partita di Brindisi era quello di spezzare i nostri primi secondi di attacco e si sono concentrati su di una solida difesa».
La sensazione, poi, è stata anche quella che quando nel secondo quarto Brindisi ha iniziato a “picchiare”, nel senso buono del termine, Pistoia ha aspettato troppo per reagire ed anche il metro arbitrale si è adeguato. «Sono d’accordo – prosegue Moretti – anche se parlerei più di essersi accontentati di un tiro da fuori piuttosto che andare a fare a sportellate sotto.
Nel finale ero ingastrito con me stesso perché il mio staff lavora sempre alacremente ogni settimana per studiare le caratteristiche degli avversari e poi vedi che arrivano due tiri da 3 di Denmon dal palleggio andando a destra vuol dire che non abbiamo fatto capire bene ai ragazzi quel che bisognava fare. Adesso sono tranquillo, magari tornerò ad agitarmi martedì quando ne riparleremo». (s.m.)
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