Il Tirreno

Pistoia

Brown, uno swingman per la Tesi Group Basket

di Elisa Pacini
Brown, uno swingman per la Tesi Group Basket

Il giocatore di Pittsburgh è stato presentato ai tifosi nella sede del PalaCarrara «Non credo che sarà un problema adattarmi anche se sono arrivato tardi»

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PISTOIA. Un giocatore all-around, uno “swingman” del parquet: Fabio Bongi snocciola tutti i termini anglo- americani possibili in chiave cestistica per evidenziare quanto Gilbert Brown sia un giocatore versatile. Un giocatore che nasce come «ala piccola- dice il vicecoach biancorosso- ma può giocarsela difensivamente con le guardie (anche realizzatrici) ma che non va sotto fisicamente nemmeno con i quattro, i giocatori più grossi». Un giocatore che per spirito di sacrificio, continua lo stesso Bongi, ha ricordato a tutto lo staff tecnico Bobby Jones mentre per l’atletismo e l’intensità difensiva può essere il nuovo Deron Washington. Paragoni importanti per il “nuovo e speriamo ultimo arrivato in via Fermi”, dice il team manager Michele Stilli scherzando sui problemi che non sono certo mancati in casa Tesi Group in questa prima fase di preparazione dove al taglio di Edwin è seguito l’arrivo del supplente Czerapowich e ora quello del sostituto vero, Brown, ala piccola di 198 cm ma con una stazza importante di più di 100 kg. «Sono molto competitivo - dice l’ala classe '87 nata in Pennsylvania - posso difendere sia sul play che sull’ala grande, mi piace vincere e sono qui per questo. Aspettative personali? Il mio obiettivo è fare il meglio per la squadra, se poi farò una grande stagione meglio». Importanti sono anche le “referenze” con cui Brown arriva in via Fermi, lui ultima delle “pantere” di Pittsburgh University che hanno sempre graffiato il cuore dei tifosi biancorossi. «Brad Wanamaker e Antonio Graves (ex compagni di college in quella che è una sorta di “cantera” della Tesi Group)- continua Brown- mi hanno parlato benissimo di Pistoia e per me non ci sono stati dubbi, non appena si è presentata questa opportunità. Anche Johnson (con cui ha passato qualche mese di allenamento al Boston Celtics nel 2011, ndr) mi ha detto che qui c’è un bell’ambiente. Non credo che sarà un problema adattarmi anche se sono arrivato più tardi rispetto agli altri; conosco CJ Williams e noi professionisti siamo abituati a queste situazioni». In effetti Brown, che nelle quattro stagioni dopo il college ha vestito le maglie di sei squadre diverse, sembra un vero giramondo della retina. Ma chiedendo lumi sulle precedenti esperienze europee (8 gare in Germania da e 17 in Turchia) non si scompone. «La prima volta sono ripartito perché mi hanno chiamato i Boston Celtics- chiude l’ala americana- anche se poi non sono rimasto per la stagione. Nella seconda, ho avuto un infortunio e in Turchia hanno deciso di tagliarmi». Insomma nessun’allergia al basket europeo, anzi una voglia matta di stabilizzarsi e vincere come è buona tradizione per le “pantere” di Pittsburgh a Pistoia.

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