Gioco
Pistoiese già a caccia di sponsor e soci in vista della Lega Pro
Ma per il presidente della “Holding Arancione” Bonechi sarà fondamentale trovare una sinergia tra calcio e basket
PISTOIA. La serie D non è ancora vinta per la Pistoiese, ma manca poco, ed allora è fondamentale non stare a guardarsi troppo intorno in questi mesi. Se l’Us centrerà la promozione ed entrerà nella nuova Lega Pro a 60 squadre ci saranno da fare investimenti, da stare attenti a tutti gli adempimenti necessari per non incorrere in sanzioni e penalizzazioni e, soprattutto, da aumentare la base sociale. E’ per questo che si sta già lavorando sotto traccia, come ci conferma il presidente della Holding Arancione, Andrea Bonechi, che parla a tutto tondo sul mondo Pistoiese e su ciò che aspetta l’Us. E, di sicuro, saranno mesi difficili, con una speranza: riuscire, finalmente, a trovare una sinergia fra calcio e basket, necessaria per mantenere ad alti livelli due squadre professionistiche in città.
Presidente Bonechi, come mai la città non segue la Pistoiese allo stadio?
«E’ vero che non c’è tanta gente allo stadio però io sono meno pessimista di altri. La realtà dei fatti è che la Pistoiese, in questi anni, ha giocato con squadre sconosciute ed alla prima occasione che c’è stata per sfidare un avversario vero (l’Arezzo, ndr) i tifosi hanno riempito lo stadio. L’importante è proseguire nel lavoro capillare che stanno facendo la società, il mister e tutti gli addetti ai lavori per seminare bene per far tornare la passione intorno alla Pistoiese. State tranquilli che, al primo avversario di nome che ci sarà in Lega Pro non basteranno i 3.000 posti attuali del “Melani”».
C’è anche chi dice, soprattutto fra i tifosi, che avere il basket in serie A porta via pubblico: è così?
«Queste affermazioni mi fanno sorridere, ma bisogna entrare in un’altra ottica d’idee. Se noi raggiungiamo il nostro traguardo, Pistoia sarà l’unica provincia toscana ad avere due squadre professionistiche interamente gestite da imprenditori del territorio, e non come succede, per esempio, a Siena. Con il basket in serie A ed il calcio in Lega Pro, che a livello di visibilità non vale senz’altro di meno, le due realtà potrebbero e dovrebbero gestire diverse cose insieme, come gli sponsor, l’impiantistica ed il marketing. Per questo dico che la promozione della Pistoiese sarebbe l’ennesima occasione per ripensare ad un’unione d’intenti fra Us e Pistoia Basket».
Una domanda secca: ma la società attuale, così com’è, sarebbe in grado di affrontare la Lega Pro?
«Il presidente Ferrari da solo ce la potrebbe anche fare, bisogna poi vedere come lo fai. C’è necessità di avere qualche socio, o sponsor, di peso in più al fianco del presidente, però sono aspetti sui quali lavorare adesso: con maggiori risorse è possibile avere una programmazione più attenta. Faccio questo esempio: le difficoltà più grandi del salto in Lega Pro arriveranno da giugno a dicembre, perché nei primi tre mesi di campionato, di fatto, la società non avrà entrate per sopperire alle spese di gestione che devono essere rispettate per non incorrere in penalizzazioni. L’invito agli imprenditori è sempre attuale, ma con un distinguo: nello statuto della Holding c’è scritto che i soci devono essere di Pistoia o comunque strettamente legati alla città, persone di dubbia provenienza non le accettiamo. Di sicuro c’è che il 30 di giugno bisognerà guardarsi intorno e vedere chi è al fianco del presidente: solo allora si capirà come potrà essere il futuro della Pistoiese».
Allora cosa bisognerà fare?
«Oltre a sponsor che forniscono il proprio contributo ci vorrà una campagna abbonamenti con numeri seri per viaggiare fin dall’inizio con i giusti equilibri finanziari. E poi i costi riguardano anche i semplici dipendenti, che dovranno essere riparametrati, da dilettanti al mondo professionistico».
Ma i problemi potrebbero anche essere altri. In primis lo stadio, e poi anche la squadra da allestire…
«Non bisogna pensare solo allo stadio. La Lega Pro è un campionato che prevede la valorizzazione dei giovani riconosciuti alle varie società grazie ai parametri, ai minutaggi e quant’altro. Per questo non serve solo uno stadio efficiente (e su questo fronte, non di mia competenza, vedo comunque ottimista il presidente, che collabora fattivamente col Comune), ma anche strutture necessarie per il settore giovanile, altrimenti si rischia di rendere inutili tutti i sacrifici di questi anni.
Saverio Melegari
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