Gioco
«Una vittoria gettata nel cestino» Il rammarico di coach Moretti
I biancorossi hanno perso nel finale quella lucidità con cui avevano tenuto per tre tempini e mezzo L’allenatore rimarca: «Lontano dal PalaCarrara non è la prima volta che questo succede»
PESARO. Capita raramente, dopo una partita del genere, ascoltare in sala stampa un coach che afferma: «I nostri avversari hanno meritato il successo».
Paolo Moretti, anche con questa frase, si conferma un gran signore. L'allenatore della Giorgio Tesi Group fa buon viso a cattiva sorte. Il timoniere dei biancorossi non nasconde il suo disappunto per gli ultimissimi decisivi secondi, che hanno premiato la Vittoria Libertas Pesaro. «C'è, ovviamente, rammarico per il risultato finale. Dopo aver a lungo condotto nel punteggio e dopo avere avuto per tre tempini e mezzo il pallino del gioco in mano, gettare nel cestino dei rifiuti una possibile vittoria dispiace non poco. Ma sono, al pari dei miei ragazzi, un uomo di sport. Io e i giocatori accettiamo il verdetto».
La sua squadra, in trasferta, fatica a raccogliere quanto riesce a seminare...
«Non è la prima volta, lontano dal PalaCarrara, che perdiamo nel finale la dovuta lucidità. Qua a Pesaro, per 37' abbiamo giocato una buonissima pallacanestro. Sul parquet, i miei ragazzi hanno eseguito quanto preparato in settimana. I nostri antagonisti, però, non hanno mai mollato e sono riusciti a rimettere in piedi una gara che sembrava saldamente in mano nostra. Peccato, perchè i due punti ci avrebbero permesso di mettere un tassello forse decisivo per il nostro obiettivo stagionale».
Avete sofferto il passaggio dalla difesa a uomo a quella a zona tre-due ordinata da Dell’Agnello...
«Effettivamente – risponde l'allenatore biancorosso – quella nuova situazione ci ha creato ansia. Abbiamo sprecato, attaccando la zona, due possessi. Dapprima abbiamo commesso un fallo di sfondamento, poi un'infrazione di passi. Abbiamo faticato a leggere la zona press di Pesaro».
Nel finale, forse, le è mancata anche la possibilità di chiamare un time-out, dopo che ne aveva spesi due in precedenza...
«Anch'io, dopo una sconfitta del genere, ho la mia parte di responsabilità. Avrei sicuramente gradito avere a disposizione, nel decisivo finale, un altro minuto di sospensione, per ordinare lo schema d'attacco. Avevo chiamato in precedenza i due time out perchè speravo di sistemare la situazione, dopo che Pesaro aveva ridotto il margine. Volevo evitare di arrivare alla volata punto a punto. Mi auguravo, sistemando alcuni dettagli, di poter amministrare il margine. Purtroppo non ci sono e non ci siamo riusciti. Anche l'allenatore, ripeto, ha le sue colpe. Quando cominciano le difficoltà, un coach deve trovare la chiave per cambiare una pericolosa inerzia».
In difesa avete incontrato soverchi problemi nel limitare Ravern Johnson...
«Avevamo fatto determinate scelte ed abbiamo accettato l'uno contro uno. Ravern Johnson è un grande campione e ci ha puniti con i suoi 24 punti personali. Ma era stata una scelta ben precisa quella di chiudere la porta maggiormente nell'area pitturata».
E alla distanza è calato JaJuan Johnson...
«Alla distanza tutta la squadra, e non solo JaJuan Johnson, è calata. Dispiace, perchè per 37' avevamo giocato davvero una grande partita. Evidentemente in trasferta ci manca ancora qualcosa per cogliere buoni risultati».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
