Gioco
Alla Tesi manca lucidità nei momenti chiave
Il ds Iozzelli prova a spiegare il mal di trasferta dei biancorossi
PISTOIA. Non succedeva dalla quarta giornata d’andata (il 3 novembre scorso della sconfitta a Milano) che la Tesi Group perdesse due gare consecutive. E se le sconfitte con Milano e Cremona sono molto diverse per come sono arrivate, Pistoia si ritrova le inseguitrici sul collo sempre più decise a risucchiarla nella zona salvezza.
Classifica a parte, il ko di Cremona all’ultimo minuto contro la non irresistibile Vanoli evidenzia come non mai la differenza di rendimento dei biancorossi nelle gare in casa ed in trasferta. Perché se al PalaCarrara, Pistoia gioca e diverte anche quando perde (leggasi Milano), fuori i risultati scappano anche perché la squadra non riesce a far emergere le sue caratteristiche.
Così a due terzi esatti del campionato, Pistoia è ultima per i punti in trasferta insieme alla rivale- salvezza Montegranaro (unico blitz stagionale biancorosso) e Reggio Emilia, prossima ospite del PalaCarrara domenica prossima. I motivi? Li chiediamo al diesse biancorosso Giulio Iozzelli.
Diesse, come si spiega la grossa altalena non solo di risultati ma anche di prestazioni della squadra tra le gare interne ed esterne?
È un trend che ci portiamo dietro da inizio stagione. Per vincere fuori ci manca lucidità nei passaggi chiave della partita, non solo nel finale ma anche nei momenti in cui trarre vantaggio. Quando sei avanti, perdi due palloni e gli altri ti puniscono.
Anche Cremona ha giocatori di esperienza che approfittano di qualsiasi passo falso. Penso che in tutto questo abbiano pesato le difficoltà di allenamento che abbiamo avuto dopo la sosta. Un roster così non se le può permettere».
A 10 gare dalla fine del campionato, insieme a Montegranaro, Pistoia è l’unica a non aver fatto nemmeno piccoli ritocchi di mercato…
E rimarremmo ancora così, fedeli alla nostra posizione iniziale perché non vedo il motivo di cambiare una squadra che per un lungo periodo ha dato segnali confortanti.
Nessuno si scorda quello che ha fatto finora questa squadra, ma la coperta risulta cortissima se un giocatore (Washington) ha problemi fisici…
Indubbiamente c’è un po’ di stanchezza e il gruppo sarebbe, semmai, da rendere più numeroso.
Ma noi lo potremmo fare solo trovando un italiano per allungare le rotazioni, un’operazione stracomplicata anche perché gli scambi interni al mercato di serie A il 28 febbraio chiuderanno.
Ha parlato di stanchezza. È questo il motivo dell’involuzione di Johnson dopo la sosta?
Non penso che la sosta sia stata la causa di questo calo ma è un dato di fatto. Bisogna lavorare anche su questo: la mia sensazione è che la qualità degli allenamenti è venuta meno e molti lo risentono.
Tutto questo considerando che Milano e Cremona sono state due gare “gagliarde”, cioè combattute: con Milano siamo andati anche oltre le aspettative ma anche a Cremona, come ha detto Pancotto, se vincevamo noi non c’era niente da dire.
L’unico che non risente dell’altalena tra casa e fuori è Brad Wanamaker. C’è da meravigliarsi che nessuno gli abbia messo gli occhi addosso... Le attenzioni ci sono, anche se in maniera informale, e non solo su di lui ma anche su Johnson.
Io gli ho detto, per noi e per loro, che gli addetti ai lavori tengono molto in considerazione il finale di stagione. Non credo siano distratti da queste attenzioni, questa è una squadra che dà tutto in campo.
Noi dobbiamo sperare nel recupero di tutti, questo ci può dare maggiore fisicità per affrontare il cammino complicato che ci aspetta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
