Proteste
Tesi, addio note stonate ora è orchestra vera
Affiatamento e concentrazione: gli americani rivitalizzano Pistoia
PISTOIA. Contro Varese, per la prima volta dopo nove gare ufficiali, l’orchestra a stelle e strisce della Tesi Group ha suonato all’unisono. Per questo abbiamo chiesto a Fabio Bongi, il braccio destro di Paolo Moretti, cosa vuol dire lavorare insieme a questo gruppo di giovanotti d’Oltreoceano che- arrivati da semisconosciuti- domenica hanno fatto entusiasmare i tifosi biancorossi.
Il polpo di Indianapolis. I giornali di Varese parlano del taglio di Hassell che domenica è rimasto intrappolato tra i tentacoli di Ja Juan Johnson, confermatosi sui livelli altissimi già visti contro Pesaro. La squadra lo ha capito e anche domenica l’ha servito a dovere. «La crescita tecnica e di gruppo- continua Bongi- vuol dire anche avere consapevolezza dei ruoli. JJ è uno dei nostri maggiori terminali offensivi e lo sta dimostrando. La sua crescita va di pari passo con il suo adattamento alla città, ad una realtà totalmente nuova per lui e all’aumento dell’intesa con i compagni. È un giocatore molto responsabile, sa quello che tutti noi ci aspettiamo da lui». Bongi evidenzia la sua devozione al lavoro. «È migliorato molto nella concentrazione- dice- non ha più vuoti di concentrazione né in allenamento, né in gara».
L’esplosione di Skinny. Quantità e qualità: la gara di Washington, il babbo più tatuato di Pistoia è stata maiuscola. La sua difesa asfissiante dopo Pecile, ha fatto altre vittime illustri come Ere e Banks. «Deron è “al guado” tra i lunghi e gli esterni- continua Bongi- è tra i nostri migliori difensori. Se lui è quello visto contro Varese, mi viene da dire che la nostra strada è meno in salita. È il metronomo della nostra difesa, se lui stringe le maniglie, si tira dietro gli altri da grande trascinatore qual è».
La guardia altruista. È quello che pensa Bongi di Kyle Gibson, il giocatore più spremuto della squadra (33,4 di media) che viaggia a numeri “moderati” per un esterno. Contro Varese, le sue qualità offensive sono venute finalmente fuori. «La nostra struttura di squadra- continua Bongi- è fatta da tanti giocatori che attaccano l’area mentre lui è l’unico perimetrale, quindi è ovvio che le difese avversarie si concentrino su di lui. È un ragazzo di grande spessore umano, inserito in maniera molto matura in questo gruppo. Uno che non aspetta la palla in mano ma è un giocatore di sistema».
Wana il generoso. Del play di Filadelfia, il viceallenatore evidenzia il suo non tirarsi mai indietro. «Ad un certo punto domenica- dice Bongi- gli abbiamo dato da marcare il tre a cui avanzava 20 chili ma lui non si è tirato indietro. Penso che la scelta di Paolo in estate, che su Bradley è andato in modo sicuro, sia stata azzeccata. Ci può dare tanto, dà certezze con la palla in mano e soprattutto si prende tante responsabilità».
Daniel. Il lungo dal sorriso sconfinato e i riccioli al vento continua a non convincere. È il più giovane, è un debuttante assoluto tra i professionisti e serve ancora pazienza. «Ed sta cercando di capire cosa deve fare- chiude il tecnico- e l’unico modo per prendere ritmo è stare il più possibile in campo e non tagliarsi fuori come è successo a Siena con i falli precoci. Non deve deprimersi se qualcosa non va perché è il nostro ago della solidità difensiva. Se sta in campo ce lo può dare e noi vogliamo questo da lui».
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