È un’altra Tesi Group con due italiani sempre sul parquet
Per il diesse biancorosso Nicola Salerni la ricetta giusta potrebbe essere fare a meno di un quintetto tutto Usa
PISTOIA. Nicola Salerni plaude ai primi due punti della Tesi Group, arrivati nello scontro diretto contro Cremona. Aver mischiato le carte fin da subito, con gli italiani a guidare gli americani, è stata la mossa vincente per il responsabile del settore giovanile biancorosso, uno dei simboli del basket toscano.
E' arrivata la prima gioia biancorossa, dopo quattro schiaffi attesi ma ugualmente pesanti: come legge la vittoria su Cremona?
«Nelle prime quattro partite, più che i risultati erano state deludenti queste continue amnesie della squadra, che rimontava e poi si faceva affogare di nuovo. Forse questo era l’effetto di avversari molto forti… Contro Cremona è arrivato il segnale che ci si aspettava. Dalla Vanoli mi aspettavo di più, ma noi, con percentuali migliori, avremmo potuto benissimo vincere di 15 punti. Washington, uscendo dalla panchina, forse è stato più sereno, forse sentiva meno peso sulle spalle. Giocare con due italiani sempre in campo è stata una scelta razionale che ha pagato. Ho visto meno frenesia e ruoli più rispettati».
In effetti la “sconfessione” del quintetto americano è stata la chiave del match. Porterà frutti anche contro squadre più forti di Pistoia?
«Devo dire che, per quello che si è visto finora, il campionato è spaccato in due, tra le squadre di media-alta classifica e quelle che lottano per la salvezza. Ho visto un gap importante tra questi due gruppi, sono tutte squadre molto più lunghe di noi: è come se una 500 rincorresse una Ferrari, può anche raggiungerla un attimo ma poi gli si brucia il motore. Nonostante ciò io giocherei sempre con uno o due italiani in campo, a costo di spremere di più Galanda».
Washington, contro Cremona, è stato l’uomo partita. Chi tra gli americani, ha più margini di crescita?
«Penso che su di lui si possa contare, servono anche i giocatori più “pazzerelli”. Sabato sera ho visto che Galanda l’ha “tenuto per mano” in più di un’occasione, e lui ha recepito bene i suoi consigli. Sono rimasto deluso da Gibson, che considero in regressione netta, mentre Wanamaker per me è un mistero, mi sembra più un attaccante che un costruttore di gioco. I margini di miglioramento i nostri americani ce li hanno. Molto dipende dalla chimica di squadra. Se i nostri reagenti sono miscelati nel modo giusto, possiamo diventare esplosivi e quindi anche ridurre quel gap dalle altre squadre di cui parlavo prima. Oltre alla fascia di chi parte per la salvezza, nel corso del campionato ci sono le squadre che non ingranano e rimangono attardate. Venezia ad oggi è una delusione, mentre Bologna mi sta sorprendendo».
Elisa Pacini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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